Confesercenti contro il Dpcm: "Perdite di oltre il 70%, molti locali costretti alla chiusura"

"Scenderemo in piazza: il nuovo decreto è ridicolo, è l'ennesima mazzata, vogliamo aiuti concreti ed immediati"

“Le promesse non bastano. Servono interventi immediati e concreti". Sono parole dure e cariche di rabbia quelle che pronuncia Massimo Delle Donne, Presidente Fiepet Parma, l’associazione di Confesercenti che rappresenta bar, ristoranti e locali, per commentare le nuove restrizioni introdotte dal governo domenica 25 ottobre: “Trovo il nuovo Dpcm semplicemente ridicolo: noi esercenti pubblici passiamo per essere degli untori, quando invece ristoranti e bar hanno sopportato investimenti anche importanti per adeguarsi alle regole e stanno operando in totale sicurezza seguendo nei dettagli i protocolli previsti. Fin dall’inizio dell’emergenza noi abbiamo sempre rispettato le regole, sono altri i settori che registrano assembramenti e situazioni a rischio, come nel trasporto pubblico”.


“Questa è l’ennesima mazzata per noi; temo che per molti possa essere fatale se non ci saranno interventi concreti e immediati” conferma Claudio Antolini, presidente di Confesercenti Fidenza ed esercente aderente alla Fiepet che sottolinea una situazione drammatica, che a tratti assume anche i connotati della beffa: “Ci sono locali e pub che normalmente aprono alle 17 – spiega Antolini - , che hanno investito denaro in gazebo, plexiglass, sanificazioni e tanto altro per poter rispettare le norme relative alla prevenzione e al distanziamento, ma non possono alzare la saracinesca vista la limitazione oraria prevista dal Dpcm. Oltre al mancato guadagno devono sopportare l’inutilità dell’investimento”.


La situazione è difficile e il settore è in fermento, Fiepet e Confesercenti si stanno preparando a scendere in piazza in diverse città. Antolini e Delle Donne sono categorici sulle misure da mettere in campo: “Le promesse non bastano più.  A breve daremo un segnale forte a livello nazionale e regionale. Il dialogo con le istituzioni è obbligatorio, prima che succeda l'irreparabile, ma fino ad oggi non siamo stati convocati da nessuno. Abbiamo bisogno di interventi concreti e immediati se non vogliamo vedere morire tante attività nelle prossime settimane”.

“Per prima cosa servono ristori economici immediati a fondo perduto – sottolinea Antolini -, che siano proporzionati ai mancati guadagni di chi da mesi registra cali di fatturato che arrivano anche a superare il 70%. Nella nostra Fidenza ad esempio, ma il discorso vale per tutti, la mancanza o l’organizzazione limitata di manifestazioni come la Fiera di Borgo San Donnino e il November Porc, si aggiungono alle perdite derivanti dall’adozione dello smart working che per i locali che vivono con colazioni e pause pranzo sono evidentemente troppo ingenti da sopportare. Questi ristori devono essere immediati e tangibili, molti di noi esercenti sono in arretrato con il pagamento dei fornitori e degli affitti: vero che su questi ultimi ci sarà il credito di imposta, ma intanto vanno pagati. Serve liquidità immediata.
In secondo luogo  - prosegue Antolini - è necessario prorogare ad almeno tutto il 2021 la moratoria relativa a mutui e finanziamenti, attualmente prevista fino al 31 gennaio. In questa situazione è impensabile che gli esercenti possano riprendere a pagare senza rischiare il fallimento”.

“Il terzo intervento necessario nell’immediato è la Cassa Integrazione – conclude Antolini - che va prorogata per i dipendenti che già ne sono destinatari e per quelli che vi dovranno ricorrere nelle prossime settimane. Ma anche in questo caso l’intervento deve essere tempestivo, non si possono accettare i ritardi attuali, con persone che devono ancora percepire gli assegni dei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. I dipendenti vanno pagati con le stesse scadenze con cui riceverebbero la busta paga, anche per evitare un ulteriore e ancora più drastico calo dei consumi”.

Ancora più drastica la proposta di Delle Donne: “A me personalmente la cassa integrazione non interessa, mi interessa dare un supporto ai dipendenti. E’ una misura che va ripensata: stare a casa e non fare niente, con il 60% dello stipendio, non serve a niente e nessuno. La verità è che bar e ristoranti sono aperti solo per pagare le spese e le tasse: tant'è che a settembre abbiamo pagato tutte le scadenze che lo Stato ci aveva posticipato, compresa la tassa sui rifiuti. Oltre agli affitti che non sono diminuiti in nessun modo. Lo Stato deve dare aiuti concreti, il nostro settore lavora fino a novembre per pagare le tasse; in genere il mese di dicembre salva la stagione di molti. Ma se quest'anno rimarremo chiusi anche a dicembre sarà un disastro”.

L’auspicio di Confesercenti è che si apra un dialogo che fino ad ora è senza dubbio mancato: “Il Governo non deve rifare gli stessi errori di marzo – spiega Delle Donne - , deve convocare le Associazioni attorno ad un tavolo per trovare una strada comune e percorribile per tutti. Il clima di incertezza e la mancanza di fiducia dei consumatori rischiano di trasformarsi in una pietra tombale per molte attività. Speriamo che gli aiuti promessi dal Governo si traducano in misure concrete, immediate e soprattutto semplici da richiedere e facilmente accessibili”.

“Un tavolo attorno al quale  - aggiunge Antolini - le Associazioni possano trovare interlocutori competenti e preparati, in grado di comprendere appieno le problematiche del settore”.

“Serve il coraggio di decisioni forti – conclude Delle Donne -. Se per “salvare il Natale” è necessario chiudere tutto adesso facciamolo, salvaguardando imprese e lavoratori. Il costo sarà alto, ma forse minore del conto che ci sarà presentato se, come probabile, le misure introdotte ieri si dimostrassero inefficaci sotto il profilo del contenimento della pandemia. Un lockdown a dicembre o la proroga delle misure attuali genererebbero una frattura sociale profonda e molto pericolosa”.

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