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Coop sociali, la Bula compie 30 anni: inaugurata la nuova sede

La presidente, Patrizia Ridella: "Tra i recenti progetti 'Case ritrovate' che mira costruire dei percorsi di autonomia per i figli disabili progettando soluzioni per il momento in cui i genitori non ci saranno più"

cooperativa-la-bulaGigi sistema fascine guardando delle caprette. Stefano mostra un sorriso smagliante mentre dipinge un quadrato di compensato. Alcuni scatti di vita quotidiana nei ritratti realizzati nel 1984 da Uliano Lucas, quando l'avventura della cooperativa La Bula era appena agli inizi.
Un impegno portato avanti per passione più che come impiego. I risultati raggiunti dalla Bula fanno ben sperare, secondo quanto affermato dalla presidente Patrizia Ridella. Traguardi frutto di anni di impegno, per una sfida partita nel 1980 con l'obiettivo creare attività formative per disabili, per fornire loro gli strumenti, attraverso pratiche come la falegnameria, attività di mauntenzione del verde a contatto con l'ambiente, per "formarsi" in ambito lavorativo. Ma non solo.

Grazie all'impegno della cooperativa alcuni ragazzi sono riusciti a trovare un'occupazione nel mondo del lavoro, ma il vero intento è ancor più profondo, rendere i ragazzi capaci di sentirsi autonomi e più sicuri di se stessi. Ormai da dieci anni è presente anche un nuovo spazio più ampio, grazie al quale sono stati attivati corsi di musica e teatro. Inaugurati i nuovi locali della sede, alla presenza del sindaco Vignali e dell'Assessore Bernini. Un impegno rafforzatosi negli anni con la stessa passione con la quale è nato, che ha permesso lo sviluppo di corsi in collaborazione con le scuole e con numerose associazioni.

Da venticinque anni la Bula organizza la festa della primavera, due giorni di svago, tra danza, attività teatrali, giochi di animazione, arti marziali. L'occasione è quella di mostrare i risultati raggiunti durante l'anno tra mostre di lavori realizzati, saggi e esposizioni. Tra i recenti progetti Case ritrovate, che mira, dichiara Patrizia Ridella, a "costruire dei percorsi di autonomia per i figli disabili, nell'intento di cominciare a progettare soluzioni diversificate, invece di aspettare il "dopo di noi", ossia il momento in cui i genitori non ci saranno più. Accanto alle strutture residenziali dei gruppi appartamento, si profila anche la possibilità di poter scegliere, anche di andare in una casa altra assieme a un amico con cui si condividono età, gusti, abitudini, con un supporto calibrato in base alle proprie necessità".

Un percorso condiviso e appoggiato dalle famiglie stesse. Importante l'appoggio fornito dal Comune: "Lavoriamo assieme all'ente pubblico,agli assistenti sociali e ragioniamo anche su quali altre soluzioni sono possibili. E' chiaro che di persone con disabilità, anche leggere, che autonome del tutto non lo saranno mai ce ne sono, e quindi vale la pena pensare dei modelli. Uno degli intenti è proprio far si che i ragazzi possano continuare lo stile di vita al quale i genitori li avevano abituati, anche quando loro non ci saranno più. Lavoro, tempo libero, amici, sport, volontariato, in tutto questo la Bula si pone come regia". Attivati dalla rete consortile anche dei corsi, come spiega Ridella, incentrati sulla figura dell'assistente familiare, persone generalmente abituate a lavorare con gli anziani, che saranno formate per le disabilità, in modo da apprendere dinamiche specifiche.

Nuove iniziative, rese possibili grazie alla firma del protocollo d'intesa del 2010, con il Comune e l'Ausl, per sperimentare modelli nuovi. "C'è bisogno di innovazione, anche le famiglie stesse chiedono soluzioni nuove e, soprattutto, chiedono di poter scegliere, di non essere costretti ad andare a cercare posti letto magari in strutture fuori Parma o in luoghi che non rispecchiano le esigenze dei ragazzi, ma poter scegliere quale può essere la soluzione più adatta. Grazie alla disponibilità della cooperativa Molinetto per un gruppetto di ragazzi è stato possibile cominciare a sperimentare la vita in appartamento vuoto per un weekend. Vedere come si muovono, lanche per loro si sentono grandi a tutti i costi, è importante capire cosa vuol dire cucinare da soli, occuparsi della casa da soli. L'iniziativa sta avendo successo e la cosa interessante è che in questa progettazione le famiglie sono disponibili anche a mettere risorse proprie per avere una sussidiarietà scelta.

I progetti nuovi stanno a dire che non bisogna mai sedersi, bisogna continuare a dare risposte sempre più adeguate ai bisogni che cambiano. Quello che andava bene trent'anni fa, non va più bene oggi. E' giusto capire cosa manca ancora e, soprattutto, ascoltare la voce dei diretti interessati". Significativa e forte la presenza dei volontari in supporto alla Bula. "noi abbiamo tanti volontari che ci danno una mano, e sono davvero una grossissima risorsa. Sono volontari diversi, a seconda dell'età, ci sono ragazzi giovani e tanti pensionati. E ognuno offre le proprie capacità, c'è chi nella falegnameria, chi in cucina, chi nelle mostre.La nostra scommessa è quella di crescere assieme agli altri. La porta è sempre aperta per chi vuole darci una mano".

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