Anddos: “Parma espressione di emancipazione culturale e democrazia dei diritti”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

L'Associazione Nazionale ANDDOS, il più rande movimento italiano LGBTI con 140.000 iscritti, accoglie con grande soddisfazione il riconoscimento del legame familiare, da parte della Questura di Parma, ad una coppia gay che si era sposata nel 2014 a Buenos Aires: l'Ufficio Immigrazione ha rilasciato regolare permesso di soggiorno al coniuge straniero, permettendo così a tutti gli effetti il legame familiare tra Ruben Quiroga, questo il nome del coniuge richiedente il permesso, e Pablo Torlaschi Barilari, argentino ma con cittadinanza italiana.

Questo riconoscimento della Questura di Parma - commenta il presidente nazionale Mario Marco Canale - deve indurre il Parlamento italiano ad aprire in modo definitivo al matrimonio egualitario ed indurre quindi i Comuni alla trascrizione, anche dei matrimoni contratti all'estero, presso le rispettive anagrafe. Un plauso alla professionalità dimostrata dalla Questura di Parma e dal dirigente responsabile dell'Ufficio Immigrazioni. Le parole di commento rilasciate dal Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, sulla necessità evidente di una legge dello Stato che regoli finalmente in modo chiaro diritti e doveri dei cittadini uniti da legami affettivi a prescindere dall'orientamento sessuale, sono espressioni di emancipazione culturale e di democrazia".

Un caso analogo era successo nel settembre 2014, quando la Questura di Pordenone, grazie aveva riconosciuto il legame familiare a una coppia gay (formata dall'avvocato Francesco Furlan di Pordenone e dal coniuge sudafricano Derek Wright, unitisi in matrimonio a Cape Town nel 2013) e, di conseguenza, aveva rilasciato regolare Carta di soggiorno al coniuge straniero.
Resta paradossale il fatto come la Questura possa riconoscerci un diritto e lo Stato fingere che lo stesso matrimonio non esista: lo Stato con una mano riconosce i diritti, con l'altra sostanzialmente li nega

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