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Invisibili - Lei una pensione di 600 euro, lui un tumore: rischiano lo sfratto

E' la denuncia di una coppia parmigiana che vive in un appartamento dell'Acer e non riesce più a pagare l'affitto. La signora, 63enne, ha lavorato per molti anni in Polizia giudiziaria come assistente capo

Ancora una storia di degrado sociale a Parma. La Rete Diritti in Casa, ci ha segnalato la situazione di una coppia parmigiana, residente dal 1999 in un immobile di proprietà dell’Acer che rischia lo sfratto. Non possiamo citare per esteso i nomi delle persone coinvolte  per motivi di sicurezza legati al lavoro di Assistente Capo di polizia giudiziaria svolto dalla signora prima del pensionamento. Ecco il racconto:

"Io, M.M.R. e il mio compagno, Z.D., dobbiamo pagare all’ente (Acer, ndr) 180 euro mensili a titolo di locazione. Pagamento che da Luglio 2010 non abbiamo potuto corrispondere perchè in grave difficoltà economica. Si tenga presente, a proposito, che il reddito netto di cui disponiamo come nucleo familiare è di 600 euro al mese e che a Z.D è stata diagnosticata una patologia oncologica. Lo stabile in cui viviamo è in condizioni di manutenzione critiche e si presenta come un luogo decisamente insalubre, fatto che non migliora le nostre condizioni di vita. Tutto ciò nel totale disinteresse da parte dell'ente,sollecitato inutilmente più volte affinchè effettuasse i i normali lavori di manutenzione.

La nostra situazione economica è aggravata dal fatto che alcuni farmaci prescritti a Z.D., pur indispensabili per la terapia antitumorale (farmaci da banco) sono considerati "minori" e devono perciò essere pagati, così come gli accessori quali cotone,disinfettante ecc. Quindi, nonostante l'esenzione, le spese mediche raggiungono un ammontare di 60 euro mensili, pari al 10% del nostro reddito! Allo stesso tempo continua la necessità di trasporti verso la struttura ospedaliera che,seppur gratuiti, non sono sempre agevoli.

Ci siamo rivolti ai servizi sociali chiedendo anche la possibilità di una borsa lavoro ma la risposta è stata che io sono troppo anziana per accedere a un qualsiasi lavoro (seppur non abbia ancora 64 anni) e che il massimo che ci possono offrire sono 300 euro "una tantum". Ma se paghiamo due mesi di affitto all'Acer, come facciamo con 600 euro al mese? Se riuscissimo a pagare due rette non avremmo certo bisogno dell'elemosina del Comune (come definire 300 euro in un anno?).

In questo quadro si inserisce l'ennesima beffa: l’insistenza da parte di Tep nel rifiutare  la possibilità di fare ricorso per una contravvenzione ricevuta per non aver fatto in tempo a convalidare il biglietto dell’autobus a causa della ressa davanti all’obliteratrice e della necessità di sorreggersi durante la corsa: una spesa di quaranta euro che non siamo in condizione di affrontare e che, nel quadro complessivo della vicenda, la dice lunga sull’invisibilità in cui è relegato il cittadino appena non è più in condizione di poter spendere e quindi di  far guadagnare altri.

Io voglio  esplicitare il mio rifiuto ad essere considerata una cittadina usa e getta, ormai inesistente per lo stesso Stato da cui sono stata utilizzata per tutto il tempo del mio lavoro come Assistente Capo di polizia giudiziaria e chiedo semplicemente di poter condurre un’esistenza dignitosa, anche trovando un nuovo lavoro. Al contempo, mi dichiaro disposta, insieme al convivente, a pagare l’affitto non appena lui riceverà i sussidi di invalidità e di accompagnamento e, comunque, dopo che Acer avrà provveduto ad un’adeguata manutenzione dell’appartamento".

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