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Corteo in memoria delle vittime della mafia

Corteo in memoria delle vittime della mafia

In centinaia per le vittime di mafia: "Basta tacere sul malaffare"

Da Piazzale Santa Croce a Piazza Garibaldi molte persone hanno aderito al corteo promosso da Libera Parma. Don Cozzi: "Gli intoccabili e innominabili sono anche qui da noi al nord, basta col silenzio"

"Ogni passo è un nome per scandire uniti la memoria comune", "Per amore del mio popolo resisto". Questi i messaggi degli striscioni, illuminati tra fiaccole e torce per le vie del centro, da centinaia di persone che hanno sfilato silenziosamente nel corteo in memoria delle oltre 900 vittime della mafia, organizzata da Libera anche in omaggio alla memoria di Don Beppe Diana, nell'anniversario della sua morte, avvenuta per mano della camorra con cinque colpi di pistola il 19 marzo del 1994 nella Chiesa di Casal di Principe, mentre stava per celebrare messa. Tanti i messaggi di solidarietà e le fiaccole accese per non dimenticare, nel corso di un corteo affollato ma composto, la cui unica voce che si levava era quella che ricordava uno a uno i nomi delle vittime della mafia.

Un sostegno arrivato anche dalle tante associazioni che anche quest'anno si sono unite al corteo, tra cui  Agesci Parma, Anpi provinciale, Cgil Parma, Liberacittadinanza, Legambiente, Udu e alcuni licei parmigiani. "Sono gli insospettabili, sono invisibili, sono innominabili. Dovremmo cercarli nelle nostre città del nord, perchè non hanno scritto in faccia che sono mafiosi - afferma a gran voce don Marcello Cozzi, responsabile area formazione di Libera -. Mentre noi viviamo la crisi sulla nostra pelle, imparando da soli a fare sacrifici, ci sono centinaia di miliardi di euro di evasione fiscale in Italia, dove sono quei soldi? Ne godono soltanto pochi, ma non si deve pensare che quei pochi siano i soliti nomi come Michele Zagaria ma gli insospettabili, quei poteri che in questi anni hanno imparato a camminare a fianco alle mafie, a certa massoneria, a certi poteri deviati forti". 

"Parliamo di un popolo invisibile che nel frattempo è diventato intoccabile abbassando l'asticella della legalità. Il pensiero va alle tante vittime della mafia. Erano le 7,30 del 19 marzo quando don Peppino Diana viene ucciso, nella sua chiesa. Il suo aguzzino lo chiama, lui pensa che gli voglia fare gli auguri per l'onomastico, appena si volta, gli spara in faccia. Aveva deciso di non stare in silenzio, di vivere in una terra meravigliosa, sporcata da quei quattro criminali, aveva deciso di non voltarsi dall'altra parte".

"Perchè Don Peppino invitava a non tacere? Perchè neanche noi possiamo stare in silenzio davanti a tutto questo malaffare? Per amore della nostra terra, per amore del nostro paese, per amore del nostro popolo. E per questo oggi a Parma dobbiamo dire non solo che per amore del nostro popolo non taceremo, ma che davanti a questo malaffare diffuso dobbiamo continuare a resistere, senza più silenzi". Le parole, quanto mai attuali, pronunciate nel 1983 da Sandro Pertini davanti alla bara di una vittima della mafia, la conclusione scelta per l'ultimo intervento da Piazza Garibaldi: "Per combattere la mafia c'è solo da rispettare fino in fondo la Costituzione. Non facciamoci rubare anche questa".

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