Crac Parmalat, lunedì al via il processo d'appello a Bologna

Davanti alla terza sezione penale della Corte d'Appello parte il secondo grado di giudizio per i 15 imputati già condannati a Parma nel dicembre 2010, oltre a Callisto Tanzi, Fausto Tonna, Giovanni Tanzi e Domenico Barili

Callisto Tanzi, condannato a 18 anni per il crac Parmalat

Sarà di fronte alla terza sezione penale della Corte d'appello di Bologna, presieduta da Francesco Maddalo, che lunedì12 dicembre prenderà il via il secondo grado del giudizio nei confronti dei 15 imputati già condannati a Parma (nel dicembre del 2010) per il crac della Parmalat di Calisto Tanzi. Oltre all'ex patron, condannato in primo grado a 18 anni, tra gli altri hanno presentato appello l'ex direttore finanziario Fausto Tonna (condannato a 14 anni), il fratello di Tanzi Giovanni (10 anni e 6 mesi), Domenico Barili (8 anni), ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio, Luciano Silingardi (6 anni), commercialista amico di Tanzi, ex consigliere indipendente di Parmalat Finanziaria, nonché ex presidente della Fondazione Cariparma, Giovanni Bonici (5 anni), numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, la società "cassonetto" del gruppo che serviva a far sparire i debiti e a riequilibrare i bilanci dissestati.

E poi ci sono gli ex dirigenti, sindaci e componenti del Cda Parmalat: Paolo Sciumé (5 anni e 4 mesi), Camillo Florini (5 anni), Davide Fratta (4 anni), Rosario Lucio Calogero (5 anni e 4 mesi), Mario Mutti (5 anni e 4 mesi), Enrico Barachini (4 anni), Giuliano Panizzi (4 anni), Sergio Erede (1 anno e 6 mesi). Tanzi, attualmente detenuto su richiesta dei Pm milanesi che hanno retto l'accusa nel processo per i reati di borsa commessi dal gruppo di Collecchio, difficilmente parteciperà alle udienze dato che versa in un precario stato di salute, a detta degli avvocati. Per i giudici parmigiani l'ex patron è responsabile, tra l'altro, di bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere nel crac da 14 miliardi del 2003. I giudici della terza sezione penale della Corte d'appello di Bologna hanno rigettato, lo scorso novembre, il ricorso presentato dai difensori degli imputati per la sospensione della provvisionale immediatamente esecutiva che era stata stabilita dal tribunale di Parma con la sentenza di primo grado.

Tutti, eccetto Sergio Erede (cui non era contestato il concorso in bancarotta fraudolenta), hanno provato a opporsi alla provvisionale da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e ai 35 milioni dovuti allo stesso titolo alle circa 34 mila parti civili (risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio) costituite in giudizio. Per i giudici bolognesi, la cifra è da ritenersi "decisamente prudenziale" rispetto all'entità del danno e gli imputati devono rassegnarsi a pagare. Il problema resta trovare i beni su cui le parti civili potranno rivalersi, dato che il presunto 'tesoro' di Calisto Tanzi non è stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale.

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