Crisi suinicolo, Lega Nord: "Minaccia mortale dal falso made in Italy"

Le mani estere compromettono qualità e produzioni. L'Istat: suini dimezzati in Emilia Romagna. Lega Nord: "Da qui parta la mobilitazione per un'etichettatura chiara"

“In Italia tre prosciutti su quattro provengono da maiali allevati in Germania, Olanda, Francia, Spagna. E in Emilia Romagna nell’ultimo anno i suini da riproduzione sono quasi dimezzati". Alla  vigilia della protesta degli agricoltori al valico del Brennero, la Lega Nord porta in Regione l’allarme per il fenomeno crescente del falso  made in Italy, “che - tra concorrenza sleale e scarsa qualità - sta falcidiando il settore suinicolo e il comparto salumi, fiore all’occhiello della qualità emiliano romagnola” .

In un’interrogazione i  consiglieri Stefano Cavalli, Mauro Manfredini, Manes Bernardini e Roberto Corradi  si appellano direttamente al presidente Vasco Errani a cui chiedono di “rendere nota la posizione della Regione nei confronti del Governo riguardo al tema dell’etichettatura”, se “la Regione intenda coordinare con le altre regioni del ‘distretto suinicolo’ (Lombardia, Veneto e Piemonte) iniziative per l’introduzione di un sistema di qualità nazionale della valorizzazione del suino pesante padano”. Nel mirino del Carroccio finisce in particolare il regolamento UE sull’etichettatura, la 1169 del 2011.

“La  normativa è oggi fumosa. Sono necessarie parole chiare, i consumatori devono sapere chiaramente l’origine della materia prima e ciò che acquistano”. Per il Carroccio il falso made in Italy o i messaggi fuorvianti ai consumatori sono i principali responsabili del crollo di suini in Emilia Romagna, arrivato - per l’Istat - al 43 per cento, fenomeno che fa il paio con “il calo del 15 per cento del prezzo del suino dop  e con il contestuale aumento del 10 per cento dei costi di produzione, denunciati oggi dalla Cia”.

A ruota è arrivato il crollo della produzione di insaccati. Nel solo caso  della coppa piacentina (unica provincia a vantare tre dop sui salumi)
il calo - dal 2008 ad oggi - è del 10 per cento. “Se  Errani non assume un’iniziativa ‘macroregionale’ il settore verrà svenduto agli stranieri e ci potremo scordare la qualità storica dei nostri salumi, che ha fatto la storia e il buon nome delle nostre produzioni” dicono i consiglieri leghisti.

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