Dal Dna sui vestiti alle intercettazioni: ecco come i Ris hanno incastrato i rapinatori di Fontevivo

Tutto sulle indagini che hanno portato all'arresto della banda che ha assaltato l'ufficio postale: il furto dei vestiti, le analisi sulle tracce biologiche, le intercettazioni e le analisi antropometriche

Rapina choc all'ufficio postale di Pontetaro. Sette persone, cinque uomini e due donne, sono stati arrestati con l'accusa di essere i responsabili del colpo, messo a segno il 3 dicembre del 2018. Le indagini - fatte di intercettazioni telefoniche, accertamenti tecnici e identificazione del Dna e delle tracce biologiche su alcuni vestiti usati dai rapinatori - hanno permesso di costruire il quadro accusatorio nei confronti dei sette banditi, cinque dei quali ora si trovano in carcere. 

Il furto dei vestiti e il ritrovamento dell'auto 

Il giorno successivo alla rapina, il 4 dicembre, i responsabili della società autostrade A15 – Cisa hanno denunciato il furto di vestiario ad alta visibilità avvenuto presso il magazzino vicino al casello di Parma Ovest nella mattina del giorno precedente. La visione delle immagini del sistema di video sorveglianza ha permesso di verificare che, che intorno alle 9 e 20 del 3 dicembre, due persone avevano rubato i vestiti ed erano poi andati in un negozio di abbigliamento all’interno di un centro commerciale dove avevano acquistato nuovi vestiti per cambiarsi ed allontanarsi definitivamente. Pochi giorni dopo, il 6 dicembre, nel corso di ulteriori sopralluoghi, i Carabinieri hanno trovato, in località Fraore di Parma, in un’area pubblica, la Fiat Panda, risultata rubata a Lainate (MI) il 16 ottobre 2018 ed utilizzata dai rapinatori per raggiungere Ponte Taro. I sistemi di videosorveglianza urbani (OCR) registravano plurimi transiti del veicolo nelle giornate dell’1 e del 3 dicembre, quest’ultimi avvenuti poco prima della consumazione della rapina e subito dopo. Il puzzle investigativo quindi andava progressivamente componendosi.

Il Dna sui jeans del rapinatore nel casolare di campagna 

Una tessera rilevante era costituita dalla identificazione certa, operata dai Carabinieri del Ris di Parma, dell’indagato M.S. da un jeans abbandonato nel casolare di campagna - dove era stata trovata anche parte del bottino - venivano estrapolate tracce biologiche del giovane, il cui profilo era presente in banca dati in quanto già responsabile, nel 2011, da minorenne, di una rapina a mano armata. Anche dagli altri capi di abbigliamento rinvenuti nel casolare - un pantalone di una tuta ed una maglietta -  il Ris estrapolava tracce biologiche appartenenti però ad un profilo in quel momento ignoto e che le successive indagini dei militari del Nucleo Investigativo avrebbero poi ricondotto a C.M. Il quadro indiziario a carico dell’indagato di origine russa veniva ulteriormente rafforzato dall’esame dei frame – estrapolati dalla videosorveglianza - che ritraevano gli autori del furto di vestiario ad alta visibilità presso il magazzino della società autostrade CISA: il confronto fotografico consentiva di concludere per la corrispondenza antropometrica tra uno degli autori del furto aggravato in concorso e M.S.

Un rapinatore ha cercato di sparare ad un vigilantes: la pistola si è inceppata 

Gli accertamenti del Ris sulla pistola abbandonata dai rapinatori hanno permesso di appurare l’efficienza dell’arma ed accertare che un rapinatore aveva anche tentato di utilizzarla sparando, verosimilmente, contro l’agente dell’istituto di vigilanza, ma si era inceppata, estrarre dalla tamponatura della stessa pistola un profilo genotipico che i successivi approfondimenti condotti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo -mediante attività tecniche di intercettazione, pedinamenti, analisi dei dati di traffico telefonico- hanno consentito di ricondurre all’indagato D.M.M. Durante le operazioni di notifica dell’ordinanza, al giovane ono stati sequestrati 214 grammi di cocaina e 154 grammi di marijuana, circostanza che gli è valsa anche l’arresto in flagranza di reato ex art. 73 DPR 309/90, vicenda per la quale si procede separatamente.

La ricostruzione della rete di conoscenze: il supporto logistico e le auto 'pulite' 

Di un altro indagato, i militari del Nucleo Investigativo avevano solo un frame che lo ritraeva presso il magazzino della società autostrade Cisa ed il vicino centro commerciale ed un profilo genotipico appartenente a soggetto non censito: occorreva attribuirgli un’identità. Le attività tecniche sviluppate dai Carabinieri hanno consentito di ricostruire la rete dei contatti degli indagati: in particolare, sono stati identificati alcuni soggetti che, estranei al fatto criminale, avevano però con essi rapporti di conoscenza, dalla cui analisi si poteva giungere alla identificazione dell'indagato quale altro probabile autore del reato. L’esame successivo del Dna consentiva di acquisire ulteriori elementi indiziari tali da consentire anche per lui l’adozione della misura cautelare.

L’attività tecnica avviata dopo la cattura dell'indagato ed i riscontri ottenuti tramite l’esame dei transiti registrati dai varchi OCR della provincia consentivano di dare un nome agli altri complici nel reato. In particolare venivano identificati S. S.ad Soufiane, D.F.A., B.D. e B.M.: le due donne ed il marocchino (già gravato da un provvedimento di espulsione) erano incaricati del supporto logistico con il compito di condurre le tre autovetture (due 500, intestate rispettivamente a B. M. e B. D. ed una Clio in uso a S. S. “pulite” con cui il gruppo aveva raggiunto Parma e successivamente, dopo il colpo, di recuperare gli esecutori materiali della rapina; D.F. invece, rimasto all’esterno dell’Ufficio Postale, avente funzioni di “palo”.

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