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Audit, nuova riunuone sul debito pubblico: Che ruolo ha il Comune?

Previsto per domani alle 21 in via Bizzozero un nuovo incontro dell'Audit sul debito di Parma con interventi per discutere su crisi, diritti, politica del debito e sul ruolo del Comune

Prevista per il 5 dicembre alle 21 una nuova assemblea pubblica dell'Audit per discutere del debito pubblico di Parma, dello stato della crisi e del ruolo del Comune. Tante le necessità sociali alle quali occorre far fronte nel territorio, in questa occasione tra gli intenti quello di dare spazio alle istanze cittadine per voce di associazioni e comitati per capire quali siano le emergenze e quali le soluzioni attuabili con gli strumenti in mano attualmente. Tra gli interventi, oltre a quelli di gruppi e associazioni parmigiane che operano nel sociale, quello di Cristina Quintavalla, commissione Audit, su Crisi, diritti, politica del debito; Vincenzo Tradardi, commissione Audit, su Attualità e necessità del welfare come risposta alla crisi; Pier Giacomo Ghirardini, responsabile osservatorio Provinciale Lavoro Provincia Parma, con un intervento sulle conseguenze occupazionali della crisi dei debiti sovrani a Parma, prima delle conclusioni di Giorgio Pagliari, commissione Audit, sul ruolo del Comune in questo quadro.

Non si arresta l'indagine da parte della Commissione Audit sui responsabili del debito di Parma e sugli effetti sociali, nell'intento di trovare alternative percorribili. Davanti a difficoltà economiche, perdita di posti di lavoro, debito pubblico e conseguenze sociali, qual è il ruolo del Comune? Si chiede l'Audit : “Il ruolo del curatore fallimentare - si legge in un comunicato diffuso -, di colui che liquida ogni residua struttura pubblica efficiente, che svende il patrimonio, che cancella ogni traccia di programmazione e di intervento pubblico, che rinuncia alle proprie funzioni e competenze attive, che favorisce la preminenza del mercato in ogni processo sociale, che si limita ad osservare le parti in causa senza riconoscerne le responsabilità, che mistifica e nasconde le oggettive disparità tra le forze in campo? O deve essere quello di chi prende posizione, ascolta le istanze di una società sempre più diffusamente impoverita, accoglie e fa proprie le domande di protezione e di tutela, risponde politicamente alla richiesta di riconoscimento dei diritti fondamentali, apre al futuro, lascia intravedere un orizzonte di possibilità anche per coloro che oggi si sentono senza speranza? In nome del debito dunque si configura uno stato d’eccezione che autorizza alla sospensione dei diritti fondamentali”.


 

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