Dehors de "La Duchessa": polemica sugli spazi, ma è tutto in regola

Segnalazioni dai lettori e malcontento dei cittadini: "Qui ormai ognuno fa quello che vuole. Ma chi avalla questi progetti?". La risposta: "Abbiamo i permessi, paghiamo, quindi non facciamo nulla di male"

Quale il confine tra il bello, l'armonico, l'essere opportuno e il complesso visivo in cui si inserisce una struttura, qualcunque sia la sua finalità?  Tra motivazioni disparate  su quanto, in una scala di valori fittizia, possa risultare estetico o meno, utile o meno, fonte di ritorno economico o meno, si ripresenta la questione dehors nel centro storico cittadino. Per capire meglio di cosa si tratti, è definito dehors  "l’insieme degli elementi mobili o smontabili o comunque facilmente rimovibili posti temporaneamente in modo funzionale ed armonico sullo spazio pubblico, o privato gravato da servitù di passaggio pubblico, che costituisce, delimita e arreda lo spazio per il ristoro all’aperto annesso ad un locale di pubblico esercizio di somministrazione".

Questo quanto riportato nel regolamento comunale per la disciplina e occupazione temporanea del suolo pubblico per servizi di ristoro all'aperto, approvato nel 2005 e poi modificato nel giugno 2006. Risale al luglio 2010, l'approvazione di un nuovo regolamento riguardante la disciplina dei dehors all'aperto, nell'intento, secondo quanto spiegato in quell'occasione dal'assessore al Commercio Paolo Zoni, di "semplificare le procedure che gli esercenti dovranno seguire per ottenere le autorizzazioni necessarie, rientrando così nel progetto del “Comune Amico”, anche se questo non significherà la mancanza di controlli".  Parere diverso dall'opposizione: Giorgio Pagliari, capogruppo Pd, aveva sostenuto come, in tali modalità, si introducesse "una liberalizzazione troppo spinta che rischia di procurare più problemi che vantaggi sia al Comune che agli esercenti".

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Dopo le polemiche sul dehors "Rosi" di via Farini, ora è il momento di parlare dell'ampliamento del dehors de "La Duchessa" in piazza Garibaldi, così come segnalatoci da un lettore. "Ma è possibile in una città come la nostra vedere delle cose nel 2011 come queste? In piazza la pizzeria "La Duchessa" ha ampliato il proprio "gazebo" (sembra uno stadio ormai!) inglobando il lampione della luce! Ma dove siamo? Qui ormai ognuno fa quello che vuole, e siamo a 10 metri dalla sede istituzionale del Comune, vorrei vedere il progetto per la richiesta del permesso e chi lo ha avvallato.
Vergognosi. Ormai sono senza parole".

Cogliendo qualche commento da passanti, cittadini, turisti, emerge come, da un punto di vista della sua fruizione, risulti  piacevole stare seduti al coperto e avere una visuale suggestiva come piazza Garibaldi, accompagnandosi da una buona cucina. Ma chi Parma la vive, non da turista che viene e va, ma da storico abitante che vede il moltiplicarsi di strutture estensioni di bar, pizzerie o quant'altro, la prospettiva appare altra. "Sembra che se una struttura ha i vetri allora va ben tutto, allora non disturba e sta bene, anche se si trova dove si trova questa cosa qua", afferma un anziano signore passeggiando lungo la piazza.

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"I commercianti pensano a far soldi  - afferma una signora -, una volta che ottengono tutte le carte, certo non si preoccupano se alla gente come noi piace quello che mettono. Guardi, si sono presi pure un palo della luce, le sembra normale?
Ferma la replica da La Duchessa. "Queste polemiche sono insensate. Certo non blocchiamo la visuale e non disturbiamo nessuno. E poi perchè non si parla di tutti quei tavolini abusivi della piazza? E' da anni che abbiamo questo gazebo. Possediamo i permessi, paghiamo, quindi non facciamo niente di male. Da tempo chiedevamo una piccola estensione e, finalmente, quest'anno l'abbiamo ottenuta". Documenti alla mano, autorizzazioni in regola, tutto a norma, questa la risposta. Che ai cittadini basti questo?
 

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