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Dehors di via Farini, petizione e ricorso al Tar. E la strada si divide

L'avvocato Venturini attraverso Liberacittadinanza denuncia che la costruzione vìola il Codice della strada e il Rue. Il gestore della Salumeria, Casella: "La gente dovrebbe essere riconoscente al dottor Rosi"

"La gastronomia ha soppiantato la cultura". "Per interessi privati stiamo stravolgendo il volto e l'anima di questa città". "Non tutto si vende e si compra". Questi solo alcuni dei commenti nelle 179 firme di appoggio alla petizione presentata dall'associazione Liberacittadinanza di Parma, contro il dehors della Salumeria Rosi in via Farini. La struttura in vetro, secondo quanto lamentato dagli aderenti all'iniziativa, deturperebbe una delle arterie storiche della città, impedendo una visione d'insieme omogenea del rettilineo. "Il Comune di Parma – si legge nel documento di protesta – ha autorizzato la costruzione dell'edificio senza considerare le nostre radici storiche ed etnoantropologiche e la necessaria tutela del patrimonio culturale architettonico di questa importante strada cittadina".

L'associazione denuncia come la costruzione, nonostante sia stata realizzata con il benestare della Sovrintendenza ai Beni Culturali e del Comune, non debba essere considerata a norma. Violerebbe il codice della strada perchè in prossimità di un incrocio e non segnalata, e il Rue, in considerazione della costruzione della stessa su un tombino. Motivi che giustificherebbero un ricorso al Tar, secondo quanto affermato dall'avvocato Cecilia Cortesi Venturini, promotrice della petizione.

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Contrastanti i pareri di chi vive via Farini anche per lavoro. "Sembra un acquario, lo dicono tutti! Non sapevo che ci fosse una petizione, in effetti è giusto, perchè rovina l'immagine della zona", afferma la dipendente di un rivenditore di pane nei pressi della Salumeria Rosi. "A me, sinceramente, il fattore estetico non interessa – afferma una ragazza al Gavanasa –. Il problema è che loro possono e gli altri no! Se fosse per me, potrebbero metterci anche una barca in mezzo alla via! Ma a quel punto che la facciano mettere a tutti!". Di opinione diversa un barista de Le Malve, che afferma: "Cos'ha che non va? Sta da dio, è pure trasparente! Via Farini è così, ed è così che dovrebbe continuare a essere vissuta. Chi si lamenta, anche per la gente e il rumore, non ha evidentemente altro da fare nella vita! Che continuino a polemizzare! Così faremo la fine di Reggio, dove dopo le 9 di sera è tutto chiuso e girano solo delinquenti! Ciò che è veramente antiestetico semmai sono tutti quei palazzi che stanno cadendo a pezzi per i quali il Comune non vuole pagare le ristrutturazioni!".

Si difende dalle accuse mosse dalla petizione il responsabile della Salumeria Rosi Giacomo Casella che afferma: "Credo che tutti gli abitanti e i commercianti di via Farini debbano essere riconoscenti al Dottor Rosi. I commercianti, o chicchessia, non capiscono che più gente viene, che venga da Rosi o dall'ottico o dal negozio d'abbigliamento, e più è un bene per tutti".
Per nulla preoccupato, in merito al ricorso al Tar risponde: "Non capisco quali siano i problemi. Abbiamo cercato di mantenere una distanza dal marciapiede, oltretutto con 30 centimetri in meno, quindi abbiamo cercato di soddisfare tutte le esigenze, comprese tutte le normative che il Comune ci ha sottoposto".  
Sul punto cardine della protesta, il deturpamento della visuale in prospettiva di una delle arterie storiche della città, Casella ride, e afferma: "Una struttura in vetro non può interrompere niente. L'unica cosa che, secondo me, interrompe, è che noi diamo lavoro ad altra gente e, oggi, direi che ce ne è bisogno, non trova?".
L’udienza del Tar per la sospensiva è prevista per il prossimo 6 aprile.

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