Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Fidenza

Dipendente infedele di Arpae a 'libro paga' di un imprenditore: entrambi in manette

Sono 18 gli indagati finiti nel mirino delle Fiamme gialle. I reati contestati sono: rivelazione di segreto d’ufficio, ipotesi di corruzione e reati tributari, indebita compensazione e fatture false. Disposto il sequestro preventivo per due milioni di euro

Il Gip ha emerso cinque provvedimenti cautelari, due ordinanze di custodie in carcere, due ai domiciliari e un provvedimento di ordine di firma. Il settore è relativo al movimento terra, connesso al settore delle costruzioni. Con l’ordinanza è stata disposta la custodia cautelare in carcere per F.C., un funzionario dell’Agenzia Regionale ARPAE, e per D.P., imprenditore parmense operante nel settore autotrasporti. Due gli arrestati, due ai domiciliari, professionisti legati al sistema delle frodi fiscali, un obbligo di firma per un imprenditore che opera nel settore edite. Sono 18 gli indagati finiti nel mirino delle Fiamme gialle. I reati sono: rivelazione di segreto d’ufficio, ipotesi di corruzione e reati tributari, indebita compensazione e fatture false.

“Mi preme evidenziare - dice Alfonso D’Avino, procuratore di Parma - la collaborazione dell’Agenzia delle Entrate, che ha fornito indicazioni preziose per mettere in collegamento una serie di situazioni tributarie apparentemente scollegate tra di loro.

I filoni sono due, uno di carattere tributario, l’altro riguarda i reati contro la pubblica amministrazione. In pratica, l’indagine riguarda una serie di imprese, collegate tra di loro, che avevano messo in moto una comportamento truffaldino, nel corso delle indagini relativi a uno di questi imprenditori, sono emersi collegamenti particolare tra quest’ultimo e un pubblico dipendente, funzionario dell’Arpae. Un rapporto stretto, tale da portare il primo a ricevere 2.000 euro al mese dall’imprenditore, per essere a completa disposizione dell’imprenditore. Per fare consulenza indebita, procacciando clienti all’imprenditore. Nell’interfacciarsi con altri imprenditori del settore. C’è anche la violazione di doveri istituzionali, per evitare che l’imprenditore subisse controlli da parte di Arpae (l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Emilia Romagna, con sede a Fidenza). Ci sono gli elementi per un’ipotesi di corruzione. Abbiamo contestato almeno altre tre ipotesi di corruzione, in cui sono indagati l’imprenditore in carcere, sia il dipendente.

In sostanza, quest’ultimo, si era adoperato anche per altri soggetti, amici e colleghi dell’imprenditore finito in carcere. Per risolvere problemi con Arpae e altri imprenditori: una vera e propria infedeltà nei confronti di Arpae. Dalle indagini, è emerso che il dipendente avrebbe ricevuto somme di denaro ben specifiche (2.000 euro per l’occasione) altre volte promesse di denaro non quantificate, buoni benzina, utilità varie: parliamo di materiale alimentare, culatello, salame.

E’ finita male per F.C., funzionario dell’Arpae, al quale si contestano altre quattro ipotesi di corruzione, per rapporti che aveva coltivato in privato con altri imprenditori gravitanti nell’orbita Arpae. Non è un’attività slegata - dice D’Avino - dall’Arpae. C’è anche un episodio di sversamento illecito. Gli inquirenti hanno contestato un’ipotesi di violazione d’ufficio, perché degli imprenditori - secondo le indagini - sapessero dell’imminenza di controlli. Uno degli imprenditori, D.P. che opera nel settore dell’autotrasporto, è chiaramente il principale indagato. Il Gip, oltre alle misure cautelari personali, ha disposto il sequestro preventivo delle somme indebitamente sottratte all’erario, 2 milioni di euro, sia delle somme illecite percepite dal pubblico dipendente, nella misura di circa 25 mila euro”.

Il filone tributario viene spiegato dal Colonnello Capezzuto: “L’attività di indagine nasce per una ipotesi di frode fiscale, realizzato per imprese nella provincia di Parma. Un commercialista romano, assieme a un collaboratore, ha ideato un sistema di crediti fiscali inesistenti, acquisiti poi dalle imprese parmensi. Questo ha consentito alle imprese di evadere 2 milioni di euro circa. La difficoltà nell’individualizzazione, si fonda su società cartiere, che trasferivano i crediti fittizi attraverso una società filtro. Somme, bonifici e corrispettivi resi al commercialista, per la sua attività illecita. C’è una cessione del credito, tra le società cartiere e le società di Parma. Ulteriore strumento è stato quello di Ricerca e Sviluppo mai realizzati, attraverso una società di comodo rappresentata da un prestanome.

Durante le perquisizioni, è stato ritrovato denaro contante per 50.000 euro ritrovati a casa del dipendente Arpae. La liquidità che presumibilmente è stata utilizzata per pagare il pubblico ufficiale infedele. 

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