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Protesta dipendenti Ati davanti al Maggiore

Protesta dipendenti Ati davanti al Maggiore

Dipendenti Ati: "L'azienda ospedaliera ci tuteli, Croce Italia non paga"

Dopo la condanna dell'Ati per condotta antisindacale a versare un risarcimento ai dipendenti, Croce Italia ha disatteso gli accordi presi in tribunale e non ha ancora erogato gli stipendi di dicembre

Una situazione che sembrava volgere verso un miglioramento, quella dei dipendenti di Croce Italia Marche che si occupano del trasporto dei pazienti all'interno dell'Ospedale Maggiore, ma che, dopo mesi di battaglie non è giunta a una vera risoluzione. Si era conclusa favorevolmente per i dipendenti la causa intentata contro A.t.i. condannata, lo scorso 30 dicembre per condotta antisindacale, a versare un risarcimento al personale per i danni subiti nel corso degli ultimi mesi, tra cui straordinari non pagati e turni pianificati con scarso preavviso. Un risarcimento che le tre imprese confluite in A.t.i. (Croce Italia Marche, Croce Azzura Fano, Croce Verde Fano) devono pagare ma che, come denunciato con profonda amarezza dai dipendenti, non è stato rispettato da Croce Italia Marche.

"Ormai non ci stupiamo più del comportamento di Croce Italia Marche- commenta Maria Vescovi, delegato sindacale CGIL -. Il problema però è che non solo i dipendenti non hanno ricevuto la parte di risarcimento che sarebbe dovuta arrivare da Croce Italia, ma neanche gli stipendi del mese di dicembre 2011. Ora circa 18 persone si ritrovano di nuovo a dover lottare per ricevere quanto dovuto di diritto. L'azienda ospedaliera dovrebbe intervenire per colmare le carenze di Croce Italia, ma non può erogare gli stipendi perchè non sono state consegnate le buste paga".


La richiesta da parte del sindacato è che l'azienda Ospedaliera, in attesa di proseguire con le pratiche giudiziarie e attendere i tempi previsti per il risarcimento ai dipendenti, eroghi una somma forfettaria a quanti sono in attesa dello stipendio. "Chiediamo anche che l'azienda ospedaliera trovi un sistema efficace affinchè ci sia la garanzia della ricezione dei prospetti paga e che il 27 di ogni mese si possa vivere con la tranquillità di percepire il frutto del proprio lavoro invece che ritrovarsi di mese in mese punto e a capo". In attesa che l'azienda attui misure per l'eventuale revoca dell'appalto, la richiesa di dipendenti e sindacato è che sia garantita una continuità occupazionale e retributiva, non lesiva dei diritti dei lavotatori.
 

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