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Disabili, diritto alla mobilità sugli autobus? Non sulla linea cinque

La possibilità di utilizzare i mezzi pubblici dovrebbe essere garantita a tutti: nel tratto da via Chiavari a via Orazio l'autobus ha la pedana ad attivazione manuale ma gli autisti non hanno le chiavi

La mobilità per chi ha una disabilità a Parma dovrebbe essere garantita in modo eccellente: il diritto a spostarsi liberamente sul territorio comunale, utilizzando per esempio i mezzi pubblici, è basilare e per una città che presenta le proprie linee guida sulla disabilità a livello nazionale. Questo diritto è spesso vincolato da problemi tecnici che, di solito, finiscono con il comprometterlo del tutto. La Tep garantisce il funzionamento di otto linee attrezzate per il trasporto di persone con ridotta capacità motoria: le linee 5, 8, 6, 2, 12, 13, 15, 23 hanno a disposizione le apposite pedane, il posto riservato e le cinture di sicurezza. Solo otto linee su venti per garantire il diritto alla mobilità. Se poi di queste otto in alcune i dispositivi non funzionano come dovrebbero questo diritto è messo seriamente in discussione.

Alcune pedane sono a funzionamento manuale e per attivarle è necessario l'intervento dell'autista che, tramite una chiave, sblocchi il dispositivo per renderlo funzionante. "E' incredibile: era mattina, mi sono fermato sul marciapiedi, accompagnato da un operatore, per prendere l'autobus numero 5 nel tratto da via Chiavari a via Orazio. Alla richiesta di attivare la pedana l'autista, sorpreso, ha risposto dispiaciuto che, purtroppo, non aveva le chiavi per farla funzionare". Questo il racconto di una ragazzo disabile. Dopo il racconto del ragazzo abbiamo verificato di persona: sì, in quell'autobus la pedana è manuale e le chiavi, in quel momento, non erano a disposizione dell'autista. Non sappiamo se le chiavi non siano state fornite dall'azienda agli autisti che lavorano su questa linea, nella direzione da via Chiavari a via Orazio, o solo sul singolo mezzo su cui è salito il ragazzo.

Non riuscire ad aprire la pedana equivale a non averla: il ragazzo è riuscito a salire solo grazie alla buona volontà di due persone che l'hanno sollevato di peso per permettergli di fare a meno della rampa. Per garantire il diritto alla mobilità sarebbe necessario che i dispositivi previsti quantomeno funzionassero e che il personale avesse a disposizione gli strumenti per fargli funzionare.

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