Disabili, gruppi appartamento. Usi: "Spostamento forzoso con educatori-custodi"

"Questo trasloco forzato -si legge in una nota del sindacato- che nega anni di lotte per "liberare i matti" e farli vivere in un ambiente il più possibile famigliare, è legata esplicitamente a motivazioni di carattere economico"

Se le indiscrezioni venissero confermate si tratterebbe di un passo indietro nell'organizzazione del servizio disabili della nostra città. La concentrazione in un'unica struttura -posta in una zona periferica della città- degli ospiti disabili di tre gruppi appartamento che ora si trovano nell'area cittadina determinerebbe una sorta di isolamento dal resto della città. Se Tommasini diede vita ai gruppi appartamento allo scopo di migliorare la qualità di vita dei disabili ora si parla di un progetto, che verrebbe messo in atto dal Comune di Parma, che porterebbe i disabili lontani dai servizi e dalla collettività. 

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"La sezione di Parma dell'USI-AIT -si legge in una nota- esprime molta preoccupazione per le "voci" sempre più assordanti di uno spostamento di tre gruppi appartamento per disabili, oggi dislocati in quartieri diversi della città, su unem unico pianerottolo condominiale. Già l'anno scorso questa amministrazione provò una manovra simile rispetto al casermone da riempire di via Casaburi, poi vanificati dall'intervento dei familiari coinvolti, oggi purtroppo alcune di queste persone non hanno alcun familiare che si mobilita, e allora è bene che l'opinione pubblica venga informata.
 
Questo trasloco forzato, che nega anni di lotte per "liberare i matti" e farli vivere in un ambiente il più possibile famigliare, è legata esplicitamente a motivazioni di carattere economico. Se è vero che alcune strutture andrebbero rimodernate, se è vero che l'utenza dei gruppi è invecchiata, è anche vero che da tempo non viene fatto niente per tentare di reinserire chi potrebbe provare a vivere autonomamente e non viene più fornita assistenza ad hoc sui nuovi bisogni scaturiti. Ma la risposta di ghettizzare tutti gli utenti in un unico nuovo "centro raccolta" con operatori-custodi e non più educatori, crediamo non sia la migliore. Inoltre, per alcuni di questi utenti, sradicati dai propri ambiti relazionali e portati in un contesto penalizzante per le distanze dai loro bisogni, è stata dimostrata l'impossibilità a mantenere ambiti di autonomia personale nella quotidianità, aspetto che dovrebbe essere  considerato prioritario. Se per qualche utente un trasloco potrebbe risultare come una scelta positiva, non per tutti è automaticamente così: ma i disabili sono persone distinte, non entità spersonalizzate.
 
Ci pare altresì poco saggio non aver minimamente coinvolto per tempo i lavoratori di queste strutture, informandoli solo a cose fatte, anche se tanti operatori sono cambiati: in questi ultimi anni, infatti, in coincidenza dell'arrivo di Proges, molti degli educatori più esperti hanno preferito lavorare altrove, e si è persa una piena consapevolezza dell'importanza simbolica, storica e concreta di questa esperienza. Ugualmente, però, non è certo in questo modo che l'Agenzia per Disabili tutela la "sua" titolarità del servizio, e la coop. "sociale" Proges dimostra sensibilità verso l'utenza. Ricordiamo ai funzionari del Comune - che non sono "padroni" ma detentori momentanei, di funzioni "pubbliche"- così come al privato coinvolto, che il grande potere che possono esercitare sulla vita di soggetti in difficoltà può risultare molto negativo se non bene esercitato. Questa amministrazione, che diceva di considerare un valore la trasparenza e la partecipazione, nei fatti contraddice ciò. Non vorremmo, così come nel 2009 denunciammo al momento del contestato cambio d'appalto vinto da Proges, che questi silenzi, queste ambiguità, questi cambiamenti fossero forieri di altro, non a caso sempre in prossimità del prossimo appalto.
 
Nello stesso tempo, USI è preoccupata per i lavoratori: sia circa il ruolo che avranno sia circa il mantenimento degli attuali standard occupazionali. Ricordiamo che passaggi di questo tipo, se contemplano cambiamenti significativi, necessitano di un coinvolgimento sindacale, e al momento l'unico sindacato presente nei gruppi, USI-AIT, non è stata coinvolta. Se il Comune ha necessità economiche, si rivolga a chi ha contribuito a sperperare denaro pubblico negli anni, non certo penalizzando fasce deboli che, ricordiamolo, in questo caso pagano personalmente ogni loro spesa, e hanno diritto costituzionale ad essere seguiti in modo adeguato.
 
Pertanto, ci auguriamo che questo spostamento di massa venga riconsiderato in base alle diversificate esigenze delle persone, che i diritti dei lavoratori vengano rispettati (e nessuno di loro sottoposto a ritorsioni) e che non sempre la logica economica, per quanto infiorettata da belle parole che però contrastano con la realtà, sia l'unica soluzione".
 
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