rotate-mobile
Cronaca

"Disagio giovanile: non si è capaci di rispettare le regole"

La dottoressa Squarcia: "Bisogna ricordarsi che non servono tanto a me stesso ma per mandare avanti il percorso collettivo. Per rispettare l’altro, per vivere insieme all’altro in modo più costruttivo possibile"

"Si assiste a una serie di comportamenti pericolosi, aumentano in maniera esponenziale tra gli adolescenti". Le parole sono quelle della dottoressa Antonella Squarcia, direttrice dell'Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza della casa della Salute di Parma. Ritorna sugli episodi violenti che hanno visto protagonisti i giovani di Parma in due scuole, nel giro di pochi giorni. Il primo episodio si rifà alla 13enne trascinata e picchiata in bagno da coetanee per un ragazzo conteso. L'episodio è stato poi filmato e messo sui social, così come la rissa del Bodoni durante la ricreazione. Qui è stato necessario l'intervento dei carabinieri. 

C'è preoccupazione da parte di dirigenti scolastici, insegnati, genitori ed educatori. "Alla base di queste complesse vicende che sfociano nella violenza giovanile ci sono dei comportamenti antisociali - spiega la dottoressa Squarcia - che sfociano poi in comportamenti che vanno a ledere l’altro. I ragazzi fanno male a loro stessi, è questa la criticità alla quale stiamo assistendo tutti i giorni. Dal punto di vista medico le soluzioni non sono immediate. Serve un cambiamento che richiede tempo, che deve riguardare gli adolescenti del domani, non certo quelli di oggi. Bisogna partire dalla primissima infanzia, non possiamo pensare di trovare delle soluzioni immediate sugli adolescenti di oggi, ma dobbiamo cominciare a lavorare su quelli di domani.

I bambini di oggi saranno gli adolescenti di domani. Chiaramente dobbiamo intervenire sui ragazzi che sono così in difficoltà e che ce lo dimostrano attraverso questi comportamenti gravissimi. Possiamo classificarli come un’incapacità di rispettare le regole che si traduce nell’incapacità di rispettare gli altri, sia adulti che coetanei. Inserire le regole significa inserirle in una modalità che è completamente diversa da quella che forse stiamo utilizzando oggi. Bisogna ricordarsi che le regole non servono tanto a me stesso ma per mandare avanti il percorso collettivo. Per rispettare l’altro, per vivere insieme all’altro in modo più costruttivo possibile. Servono regole che stanno alla base di una relazione che è l’unica cosa che ci rende possibile la convivenza sociale. Vanno sicuramente stigmatizzati i comportamenti di chi ruba, umilia, bullizza. Ma serve capire gli altri, prendersi cura degli altri con regole che proteggono il tessuto collettivo. Questo concetto sta alla base del cambiamento culturale". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Disagio giovanile: non si è capaci di rispettare le regole"

ParmaToday è in caricamento