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I rifiuti sotto il ponte

I rifiuti sotto il ponte

Ponte Taro, discarica a cielo aperto sotto il viadotto del fiume

La zona ai margini dell'area protetta del Parco regionale fluviale del Taro è terra di nessuno: rifiuti di ogni genere, elettrodomestici, resti di fuochi notturni e viavai di prostitute

Una vera e propria attività quotidiana. Una consuetudine adottata da molti cittadini quella di recarsi a Pontetaro per abbandonare ogni genere di rifiuti. Basterebbe attenersi alle immagini per dare l'idea di quanto presente nell'area. Interi frigoriferi, materassi, lavatrici, mobili da cucina, cocci di sanitari, ruote di bicicletta, mattoni frantumati. Nel greto del fiume, sotto le arcate del ponte, i segni di bivacchi, tra bottiglie rotte, avanzi di alimenti e resti di fuochi. Innumerevoli i sacchetti accatastati, alcuni probabilmente di recente, altri laceri dal passare del tempo e dal contenuto in decomposizione. Una situazione allarmante se si pensa che si tratta di una zona ai margini dell'area protetta del Parco Regionale Fluviale del Taro.

La testimonianza, a conferma di un'attività che avviene tutti i giorni, arriva da un dipendente della cava limitrofa: "Troviamo i rifiuti davanti alla porta di ingresso. Ce li lasciano davanti al cancello, ormai è una consuetudine". Secondo quanto riferito dal dipendente, per lungo periodo ci sarebbe stata anche una macchina bruciata, poi rimossa da poco. "Tempo fa la situazione era migliorata, perchè la zona era stata un po' ripulita, ma la gente continua a venire qui a gettare di tutto e basta guardarsi intorno per rendersi conto della situazione".

In merito alle frequentazioni, l'operaio precisa: "Da quando hanno messo le sbarre al parcheggio della piscina e all'inizio dello stradello, circolano meno persone la sera. Ma Pontetaro ormai è soprattutto questo: cumuli di rifiuti e persone che vengono ad appartarsi di continuo, tra stranieri, anziani e prostitute con i clienti. A me non interessa ciò che fanno, ma, comunque, anche loro contribuiscono a inquinare questa zona, dato che c'è chi accende fuochi, chi mangia e dorme qui e abbandona di tutto", afferma.

In tutto questo, si ripropone la questione delle responsabilità delle istituzioni che tutelano l'area, davanti a quelle che paiono essere, da anni, consuetudini ormai note e praticate con disinvoltura. Uno stupore che si acuisce pensando a come il degrado possa determinare ripercussioni di non poco conto sull'ambiente e sul suo ecosistema, data la presenza dell'acqua che può fungere da canale di trasporto di sostanze inquinanti.

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