menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Don Luigi Ciotti - foto Ansa

Don Luigi Ciotti - foto Ansa

Don Ciotti agli studenti: "La mafia è cambiata, alziamo la voce"

Insignito della Laurea magistrale ad honorem in Psicologia dell'intervento clinico e sociale, don Luigi ha parlato anche di politica: "Abbiamo vissuto le stesse umiliazioni con i nostri nonni, ci siamo dimenticati"

E' stato preceduto da un applauso fragoroso il suo arrivo al Campus. 500 allievi di scuole superiori del territorio e dell'Ateneo erano impazienti di conoscere don Luigi Ciotti, uno che ha dedicato la sua vita a combattere i soprusi a ogni latitudine, uno che si è impegnato nel sociale e che lotta contro ogni tipo di organizzazione criminale. Riceve a Parma la Laurea magistrale ad honorem in Piscologia dell'intervento clinico e sociale, e ascolta le domande dei ragazzi dopo quelle dei giornalisti. Temi impegnati che non possono certo spaventare il dell'associazione Libera e, ancora prima chi ha trascorso un pezzo della sua vita ad allontanare i tossicodipendenti dalle tentazioni con il suo Gruppo Abele, che gli ha dato lo slancio per avvicinarsi a certe tematiche.

"Sono questi ragazzi che hanno mandato un messaggio a me - dice don Ciotti arrivato con gli uomini della scorta - organizzando questo incontro. Le domande che ho visto porre stamattina sono frutto di un percorso, sono domande di giovani che si pongono la necessità di leggere il presente e di guardare il futuro. Io ho cercato di dare il mio contributo, che salda la Terra con il Cielo ma soprattutto che vuole dare una mano a loro, alle loro passioni e alla loro intelligenza. Abbiamo bisogno di alzare la voce quando in molti scelgono un prudente silenzio, soprattutto in questa epoca in cui, nella testa di molti, è viva l'equazione secondo cui la mafia è sangue e siccome ci sono meno morti si tende a considerare non pericolosa la mafia che c'è oggi. Invece è ancora più forte. Lo si legge anche nella relazione della Direzione Distrettuale Antimafia; hanno cambiato la loro strategia. Dobbiamo evitare di fermarci con la nostra testa alla strage di Capaci e di via D'Amelio. Quella deve restare una memoria viva che si traduca tutti i giorni in responsabilità ed impegno, dobbiamo avere invece l'umiltà e la forza per leggere la realtà di oggi, che resta inquietante".

La sua tranquillità accessa scompone la platea che resta inchiodata sulle sue parole pacate mentre analizza il decreto sicurezza: "C'è un emoraggia di umanità e di memoria, ci siamo dimenticati nella nostra storia di migranti, delle nostre fatiche, delle nostre paure e delle umiliazioni che i nostri nonni e i nostri padri hanno vissuto in giro per il mondo. Il decreto chiude anche se ha degli aspetti positivi: un po' di ordine in più è necessario ma ci sono delle scorciatoie che mettono al muro la storia di tante persone. Tutto questo è frutto di un aspetto culturale che ci preoccupa: ci si dimentica che i migranti sono deportazioni indotte perchè fuggono da guerre e dittature. Non dobbiamo dimenticarci che in quei territori ci sono state le nostre colonie e che oggi c'è un colonialismo economico perchè le multinazionali sfruttano quegli stessi territori. Da 40 anni il Gruppo Abele è presente in Africa e tocchiamo con mano la fatica e l'umiliazione delle persone. Si possono trovare delle strade". Poi un exursus sull'inchiesta Aemilia e sulla mafia nei nostri territori: "In una ricerca che ha coinvolto 10 mila persone dalla Sicilia alla Valle d'Aosta, dalla Calabria al Trentino Alto Adige emerge un dato: ovvero che il 74% degli italiani dichiara che la mafia è un problema globale ma solo l'8.5% dice che è un problema trasversale del nostro Paese, continua ad emergere che è un problema del Sud. Ancora più inquietante è che un 10% dice che è un problema di letteratura. Allora serve uno scatto in più per un bisogno di verità e di conoscenza vera. Dobbiamo parlare di più dell'area grigia: restano due gruppi di fuoco, Napoli città e la provincia di Foggia, dove si continua ad uccidere. Per il resto c'è una zona grigia che coinvolge imprenditori, uomini d'affari, funzionari pubblici e segmenti della massoneria deviata. C'è una commistione forte tra il legale e l'illegale, questa area grigia è meno riconoscibile ma la mafia è più forte di prima, allora è necessario far capire questa cosa ai ragazzi".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Viaggi in Europa: ecco cos'è il passaporto Covid

Attualità

Covid: a Parma quasi 45 mila vaccinazioni

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ParmaToday è in caricamento