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Infettata dall'Epatite B mentre lavora: dopo 24 anni aspetta ancora il risarcimento..

Una parmigiana è stata affetta dal virus nel 1991, quando aveva 30 anni. Dopo svariati accertamenti medici il ministero della Salute le ha riconosciuto l’idoneità all’indennizzo, ma “dopo 24 anni di interminabili battaglie legali, conclusesi con sentenze favorevoli, la signora è ancora in attesa di risarcimento”. Interrogazione di Galeazzo Bignami in Regione

Il caso della mancata corresponsione, da parte del ministero della Salute, dell’indennizzo, ai sensi della legge n. 210/1992 (“Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicazioni di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”), a una persona "il cui diritto al percepimento dell'indennizzo stesso è stato riconosciuto da una serie di sentenze favorevoli", è oggetto di una interrogazione alla Giunta presentata da Galeazzo Bignami (Fi).

Nel 1991, segnala il consigliere, “una signora di Parma, ad appena 30 anni, è stata infettata dal virus dell’epatite B durante lo svolgimento del proprio lavoro”. Dopo svariati accertamenti medici, “il ministero della Salute le ha riconosciuto l’idoneità all’indennizzo”, ma “dopo 24 anni di interminabili battaglie legali, conclusesi con sentenze favorevoli, la signora è ancora in attesa di risarcimento”. Fatto ancora più grave, riporta il capogruppo Fi, è “che il Tar di Parma, nell’ultima sentenza sul caso, ha disposto la corresponsione dell’indennizzo entro 60 giorni dalla data di registrazione della sentenza, il 28 febbraio 2015, applicando una mora di ben 100 euro al giorno dopo tale termine”.

Bignami, pertanto, chiede alla Giunta regionale “se sia a conoscenza del caso e come intenda intervenire, a quanto ammontino le risorse regionali per garantire gli indennizzi agli aventi diritto e se non si ritenga opportuno sensibilizzare la Conferenza Stato-Regioni e Unificata in merito al problema dei ritardi negli indennizzi agli emotrasfusi infettati”.

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