Dormitori. Chiuso Casalbaroncolo: meno posti, più richieste di aiuto

Secondo Luigi Gandolfi di Parma Programme la struttura "era a costo zero per il Comune". L'inverno si avvicina e le richieste si moltiplicano. Per molti l'unica accoglienza possibile rimane l'occupazione di edifici

La recente occupazione in via Liguria

A sette chilometri dalla città, privo di qualsiasi collegamento attraverso mezzi pubblici, situato in piena campagna il dormitorio di Casalbaroncolo ospitava 13 migranti. Un luogo che lo stesso Luigi Gandolfi presidente di Parma Programme, la cooperativa che gestiva da circa 15 anni la struttura, non ha esitato a definire “poco appetibile”. Scomodo, ma sempre meglio di passare la notte all’addiaccio. Non c’è più. Chiuso per volere di Ciclosi.

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Eppure dalle dichiarazioni di Gandolfi pare che la struttura per il Comune fosse “a costo zero, eravamo noi che coprivamo tutti i costi, ma l’edificio rientrava nei beni del Comune in alienazione. Avrebbero voluto chiudere anche borgo del Naviglio dove ospitiamo 16 ragazzi che pagano una quota di 100 euro mensili, ma non sono riusciti perché lo stabile è di nostra proprietà. Martorano invece, che prima gestivamo noi, è stato affidato ad una cooperativa di Modena, la Caleidos”.

“Solo da marzo a settembre e solo da rifugiati e richiedenti asilo abbiamo ricevuto 68 richieste di accoglienza” afferma il presidente del CIAC (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione internazionale) Emilio Rossi “con l’arrivo dell’inverno il numero di persone che chiedono un posto per dormire aumenterà in maniera esponenziale sia perché Casalbaroncolo non c’è più sia perché il 31 dicembre si conclude il programma della Protezione Civile – Emergenza nord africa. Ciò significa che di fatto in città si troveranno delle persone prive di ogni tipo di accoglienza”.

Attualmente l’unico dormitorio presente in città è quello di strada Santa Margherita con 23 posti letto a 20 euro la settimane con la possibilità di permanenza massima pari a 2 mesi. La soluzione al problema abitativo viene così inevitabilmente tamponata con l’occupazione di case abbandonate come conferma un uomo magrebino incontrato nel centro Nelson Mandela “io prima ero in Santa Margherita è scaduto il tempo e ora vivo in una casa abbandonata”. “E’ l’unica scelta che abbiamo” sentenzia l’uomo mentre gli altri giovani migranti presenti annuiscono con amarezza. 
 

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