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foto: MonteCaioSrl]

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Lo sci resta chiuso per Covid, la rabbia dei gestori: "Una vergogna"

Mariangela Groppi, presidente della Montecaio srl, la società che gestisce gli impianti sciistici di Schia-Monte Caio: "Se non avessi altre attività che fanno da tampone sarei già stata costretta a chiudere"

Ristoranti, bar, residence, maestri di sci e tanti altri. Il dramma della chiusura degli impianti sciistici fino al 5 marzo - annunciata alle ore 19 di ieri domenica 14 febbraio dal Ministero della Salute - sta mettendo in ginocchio molte altre categorie oltre a quella dei gestori degli impianti sciistici che, dopo i mesi di chiusura dovuti alle restrizioni per il Covid, si sono visti piombare addosso la notizia. Avevano preparato tutto e speso soldi: dall'innevamento artificiale all'assunzione di alcuni lavoratori, in vista di questa settimana. Altri soldi sono stati spesi per adeguarsi alle regole e rispettare le regole del protocollo stabilito dal Comitato Tecnico Scientifico. Ma niente da fare: ancora una volta c'è stato un rinvio all'ultimo minuto. Mariangela Groppi è la presidente della Montecaio srl, la società che gestisce gli impianti sciistici di Schia-Monte Caio. 

Come vi eravate preparati per la riapertura, confermata nei giorni scorsi e prevista per oggi? 

"Oltre all'innevamento artificiale, che abbiamo attivato sulle piste da sci in vista della riapertura di oggi, abbiamo dovuto preparare tutti i biglietti per i clienti, venerdì avevo anche ingaggiato due lavoratori che ci avrebbero aiutato questa settimana. Gestisco anche il residence e le persone che avevano prenotato - proprio per passare alcuni giorni sulle piste - hanno disdetto. Anzi siamo stati noi a chiamarli per avvertirli del cambiamento dell'ultimo momento". 

Quando avete saputo del dietrofront del Governo??

"Lo abbiamo saputo ieri domenica 14 febbraio, alle 19 quando ci è arrivato il comunicato stampa del Ministero della Salute che annunciava la chiusura fino al 5 marzo. Ho sentito i gestori degli altri impianti: anche loro, come noi, sono disperati. Per me è una violenza quasi fisica, una vergogna, una mazzata che non ci meritavamo. Già il nostro Appennino è penalizzato per tante cose: ora anche questa proprio non ci stava"

Oggi Schia sarebbe stata piena di sciatori e invece...

"Si, oggi avremmo avuto una giornata piena, così come quelle di questa settimana. Le persone sono deluse e pensano soprattutto a noi: il Governo non capisce ma le persone comuni si. Ci sono vicine per quello che stiamo passando. Poi c'è tutto l'indotto: i ristoratori, i bar, i maestri di sci che non potranno lavorare. Siamo massacrati da questa notizia". 

Dopo il 5 marzo è pensabile, per gli impianti come il vostro, riaprire? 

"E' praticamente impossibile per noi pensare di riaprire a marzo, così come per tutti gli impianti sciistici in Appennino. Se ci sarà neve potremmo fare al massimo due giorni ma la stagione ormai è persa. Pensi che a dicembre non abbiamo mai potuto aprire e che l'anno scorso abbiamo aperto pochissimo. Questi giorni per noi sarebbe una boccata d'aria, per garantirci almeno la sopravvivenza. Se non avessi altre attività che tamponano avrei già dovuto chiudere gli impianti".  

Avrete indietro i soldi che avete speso in queste settimane? 

"Ad oggi noi non abbiamo avuto nessun ristoro ma speriamo di averli almeno per i soldi già spesi, proprio in previsione della riapertura di oggi. Soldi per l'innevamento artificiale, per l'acquisto dei biglietti, per la gestione e la preparazione della struttura. Spero vivamente in un ristoro di qualche tipo nelle prossime settimane"


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