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"Ecco come aiutiamo gli uomini a liberarsi dalla violenza: 80 casi all'anno"

La responsabile del centro 'Liberiamoci dalla violenza' Carla Verrotti ci ha aiutato a capire chi sono le persone che si rivolgono al centro e come funziona il trattamento per uomini violenti gestito dall'Ausl di Parma

L'ennesima violenza su una donna, nello specifico Annamaria Parmeggiani di 53 anni, ha contribuito a gonfiare la portata di un fenomeno che pare proprio non voler cessare nel nostro territorio. La vicenda di Martorano che ha visto protagonista Carlo Pibiri, 66enne che ha sparato un colpo di pistola sul volto della moglie ferendola dopo una lite, è stato solo l'ultimo in ordine di tempo in una città in cui troppo spesso si sente parlare di violenza di genere. Sono infatti una ottantina le persone che ogni anno si rivolgono al centro Liberiamoci dalla violenza dell'Ausl di Parma. La responsabile del centro Carla Verrotti ci ha aiutato a capire chi sono questi uomini, se così si possono definire, che cercano aiuto. 

Dottoressa, che cosa succede nella loro testa?

"Loro sono la punta dell'iceberg del fenomeno, il femminicidio è l'ultimo elemento di una catena iniziata anni prima.. La situazione è preoccupante dappertutto, ma a Parma si sente molto parlare di violenza contro le donne. Le persone che arrivano da noi sono quelle che hanno già una presa di coscienza del problema. E questo è positivo. Cioè: avere coscienza di un problema è positivo". 

Quanti sono gli uomini che si rivolgono a voi?

"Un'ottantina di casi all'anno. Le modalità di arrivo possono essere varie: alcuni lo fanno nella più totale autonomia, per chiedere un aiuto e per cercare di cambiare i loro comportamenti, altri devono essere spinti dalle compagne. Gli uomini che arrivano da noi hanno già una presa di coscienza, sanno di avere un problema.  Altre volte vengono spinti dal Tribunale che gli consiglia di venire da noi, seguoendo un percorso standardizzato". 

Come funziona il percorso?

"I nostri operatori, che sono stati formati per questo, sono psicoterapeuti. Il centro è stato scelto dalla Regione Emilia - Romagna e si dedica al recupero di questa gente.Stanno sorgendo un po' ovunque. Gli psicologi sono stati formati dai Centri Liberiamoci dalla Violenza a Oslo: lì lavorano da circa 20 anni e hanno fatto la formazione appositamente per cercare di risolvere questi problemi. Questa cura prevede che si lavori solo sul tema della violenza: se un uomo violento viene da noi e ha anche altri problemi, come dipendenza da alcool o da droghe, noi lo inviamo ai centri che si occupano di questi aspetti". 

Gli utenti si aiutano?

"L'uomo deve avere la consapevolezza che lo possa portare a dei miglioramenti nei rapporti specifici di coppia con la compagna. Questi uomini sono violenti nell'approccio della vita di coppia, non sono violenti anchi in altri ambiti. Un percorso completo può durare circa un anno e non è detto che si 'guarisca'. Ci sono dei drop out (fuga del paziente dall'operatore durante un trattamento), ne abbiamo avuti. Ci sono quelli che non hanno trovato una motivazione a continuare: l'uomo è libero di andarsene ed interrompere il percorso ma anche noi possiamo interromperlo: facciamo delle valutazioni con gli psicologici". 

La maggiore difficoltà riscontrata?

"Io sono la responsabile ma la gestione è degli psicologi. All'inizio tendono a minimizzare, la difficoltà è di far capire che molte cose sono violenza. Per esempio dicono "le ho dato solo uno spintone", "ho solo alzato la voce". Più del 50 per cento sono padri e spesso c'è ache il problema dei figli e nessuno si pone il problema della violenza assistita".

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