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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Ecco come fiumi di cocaina e eroina arrivavano a Parma

I retroscena dell'inchiesta Black Channel: la droga arriva in aereo dall'Olanda tramite numerosi ovulatori che arrivavano a Napoli, poi passavano per l'Umbria: tutto per soddisfare le esigenze dei clienti nelle strade della nostra città

Eroina e cocaina arrivavano a Parma, dirette ai 'cavallini' che girano in bicicletta nelle strade della città note per lo spaccio, dall'Olanda, passando per l'Umbria. I carabinieri della compagnia di Assisi hanno stroncato una banda di cittadini nigeriani che si occupava di portare a Parma, come in altre città, tantissima droga per riuscire a star dietro alla domanda sempre più alta di sostanze stupefacenti.

L'operazione Black Channel è partita nel 2016 dal recupero di un piccolo quantitativo di sostanza stupefacenti: da lì sono state avviate le indagini, complesse ed elaborate, che hanno portato nel corso del tempo ad identificare le diverse rotte di approvigionamento degli stupefacenti, che interessavano le regioni Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania. 

L'eroina e la cocaina provenivano dall’Olanda mediante vettori aerei facenti scalo a Napoli Capodichino ad opera di cittadini nigeriani ingeritori di “ovuli” in elevate quantità suddivise già alla partenza per “acquirenti” mediante sigle applicate con un pennarello (ad esempio “M”, “OK”, “A”, “MAN”, “AJ”…etc)  riportate su ogni “ovulo”, solitamente contenente 10 grammi di sostanza. Tale suddivisione permetteva una volta espulsi gli ovuli l’immediata consegna ad altrettanti distinti corrieri per le destinazioni finali nelle differenti città italiane, che venivano questa volta raggiunte mediante mezzi ferroviari o pullman. Infatti, nello specifico, partivano da Perugia dei corrieri che si recavano nella città partenopea a prelevare  lo stupefacente che poi recapitavano ai loro mandanti sul capoluogo umbro.  

Da Prato, Modena, Reggio Emilia e Parma, ove si recavano corrieri che partivano direttamente da Perugia a prelevarla, oppure dalle citate città partivano dei corrieri di fiducia dei fornitori che effettuavano la consegna a “domicilio” dopo il pagamento al corriere di  una somma forfettaria di circa 100/200 euro per il viaggio.

I pagamenti dello stupefacente avvenivano mediante bonifici anticipati su carte di credito “poste pay” intestate a terze persone dopo gli accordi tra acquirente e fornitore, contatti stabiliti su utenze telefoniche non sempre individuate. Proprio il fornitore, in tale circostanza e nel caso specifico dell’eroina, indicava all’acquirente la sigla riportata sugli ovuli contenenti lo stupefacente a lui destinato. Sigla che lui a sua volta riferiva al corriere che inviava a prelevare lo stupefacente. 

Uno di questi fornitori, tratto al termine in arresto in esecuzione di misura cautelare, era soprannominato “Carburante”, in quanto personaggio di riferimento in Perugia per molti altri spacciatori di spicco - anche di diverse etnie tra le quali quelle nord africane -  per la sicura disponibilità e  l’acquisto di ingenti e costanti quantità di sostanze stupefacenti da immettere poi a loro volta in diverse località della Provincia di Perugia.

Al termine di non facili traduzioni dei particolari idiomi nigeriani utilizzati dagli intercettati -insieme ad altre attività investigative - i militari hanno effettuato servizi di pedinamento ed osservazione a largo raggio, nonostante gli accorgimenti delle persone controllate, sia nel modo di muoversi sul territorio nazionale, sia nelle comunicazioni e sia nell’occultare sapientemente lo stupefacente durante il trasporto, sono stati effettuati numerosi arresti.

Nel corso delle attività investigative otto persone sono state arrestate in flagranza di reato e sono stati sequestrati 137 ovuli di eroina per un peso complessivo di un chilo e mezzo. In totale sono state eseguite 16 misure cautelari, eseguite tra il 18 ed il 28 febbraio del 2019. 

Le persone indagate, nonostante fossero irregolari e senza una fissa dimora sono stati individuati e fermati in breve tempo dai carabinieri. In molti dei casi, grazie a pedinamenti effettuati nei confronti delle persone care ai “ricercati”, i militari sono arrivati ad identificare le persone che, verosimilmente, avendo notato di avere il fiato sul collo si nascondevano in appartamenti fatiscenti e/o in uso a connazionali ignari di quanto stava accadendo. 

Molti dei fornitori che vantavano ingenti somme di denaro a disposizione -sia per le transazioni di sostanze stupefacenti che per l’invio in Nigeria mediante western union o simili - a seguito dei numerosi sequestri ed arresti operati nel corso dell’indagine, hanno perso l’intero patrimonio, riducendoli - come testualmente dagli stessi commentato nel corso delle intercettazioni telefoniche, sul “lastrico”.

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