Legambiente Parma: "Un comitato d'affari condizionava la città"

La nota del gruppo locale sull'indagine nazionale sui temi ambientali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Parma è una città esigente con sé stessa sul fronte della qualità. Questo si riflette in tutti i settori, anche nell'ambiente. Tuttavia grattando la patina di immagine emergono aspetti quantomeno controversi. I dati che vedono Parma primeggiare nelle classifiche ambientali, ad esempio, non tengono in minimo conto il parametro del consumo di suolo, come a dire che valutando un ecosistema non si tiene conto dell'habitat. Nel 2010, un dossier nazionale di Legambiente, ha evidenziato come Parma fosse al primo posto per incremento annuo in percentuale (2,62%) e al terzo per dato assoluto (1,16 km2 , misura equivalente a 162 campi da calcio) per impermeabilizzazione del territorio. Altro elemento tralasciato da un paio di anni è la presenza di nitrati nelle acque di falda, che sono pesantemente inquinate. Parma aveva uno dei peggiori dati italiani. Vediamo altri temi, partendo dai rifiuti. Lasciamo un attimo da parte la raccolta differenziata (a livelli discreti, non eccellenti) e la discussa costruzione del nuovo inceneritore e domandiamoci: come va valutata una città che da dieci anni esporta in altri territori i suoi rifiuti, senza riuscire nemmeno a far funzionare un impianto di compostaggio? Il punto è che a Parma c'è qualcosa che non torna tra forma e sostanza. Come ad esempio il dato delle piste ciclabili: il Comune afferma che sono 107 km. Legambiente ha verificato, sul campo, che in realtà ne sono percorribili 89 km (riferiti al 2010). Altro tema il verde urbano. Sorvoliamo sui tagli di alberi, che però per i cittadini sono un parametro molto alto di qualità percepita, e questa Amministrazione Comunale ne ha abbattuti o autorizzato il taglio in gran numero. Facendo Puliamo il Mondo in un parco di 40mila m2 inaugurato nel marzo 2010 abbiamo scoperto che oggi tra alberi (circa 300) e arbusti oltre il 10% è seccato o stato tagliato. E, in quel parco, non c'è nemmeno una fontanella. Che qualità può essere? Eh certo, si dirà, proprio per le tangenti nel verde pubblico ci sono stati gli undici arresti, tra dirigenti comunali e imprenditori, che hanno sconquassato il Comune. Al di là del caso specifico c'è un nesso tra questo comitato d'affari, che condizionava fortemente il governo del Comune sul verde e su altre politiche ambientali, e il relegamento a mera facciata della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Non a caso, negli ultimi anni sono esplose proteste dilaganti che hanno portato il sindaco a rinnegare e cancellare diverse opere, pur con i cantieri già installati, come avvenuto per un piano parcheggi tremendamente invasivo. Il blocco di un'infrastruttura impattante può rallegrare, ma l'ondivagare determinato dalle retromarce e dalle indecisioni in realtà lascia sul campo dei problemi irrisolti e mette in luce la mancanza di un disegno per il futuro.

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