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Emergenza casa a Parma: basteranno gli alloggi di Vicofertile?

L'assessore Pellacini annuncia di voler utilizzare parte degli appartamenti di Casadesso. La Rete Diritti in Casa: "L'80% degli aventi diritto a una casa popolare è fuori dall'edilizia convenzionata"

via-bengasi-senza-casa-stabileUtilizzeremo parte di questi alloggi per dare risposte alle nuove emergenze abitative. Insieme all’assessorato al Welfare stiamo elaborando un progetto sulle emergenze che consentirà di sistemare nuclei familiari oggi ospitati in residence, con costi altissimi, e dormitori. Questo per far fronte alle emergenze senza dividere i nuclei familiari, come talvolta succede oggi. A tal fine stiamo definendo un progetto ad hoc che sarà pronto fra qualche settimana”. Lo ha anticipato l’assessore alle Politiche abitative Giuseppe Pellacini nel corso del sopralluogo effettuato, insieme ai componenti della commissione consiliare “Patrimonio, Partecipazioni, Interventi in campo economico e tributario, Bilancio”, presso gli edifici di Casadesso, a Vicofertile, ai civici 7 e 9 di via Zilioli.

Accogliamo la notizia con particolare soddisfazione, perchè abbiamo seguito molto da vicino la problematica "casa" a Parma. Problematica che ha portato a numerose occupazioni di stabili negli ultimi tempi, come ad esempio quella di via Bengasi o dell'appartamento del clero a Martorano.

L'emergenza abitativa, portata più volte alla ribalta della cronaca dalla Rete Diritti in Casa, è tangibile: ci sono oltre 200 persone che vivono per strada, in case diroccate o nei dormitori. Mariti e mogli costretti a vivere separati e separati sono anche i figli, i maschi con i padri e le femmine con le madri. Oltre la vergogna sociale, che una città come Parma non può e non deve accettare, ci sono i costi per la comunità che sono elevatissimi. La misura che intende prendere l'assessore Pellacini per far fronte al momento di emergenza, dovrebbe far riflettere la progettualità alla base dell'edilizia sociale: non sarebbe meglio dare la casa prima a quei nuclei familiari che hanno perso  - a causa della crisi - l'unica fonte di reddito e di sostentamento e sono finiti per strada? Gli alloggi di Casadesso, invece, sono stati previsti per chi un reddito ce l'ha già e può permettersi di pagare un affitto tra i 300 e i 500 euro. Ma a questi prezzi, si trovano molti appartamenti anche nel libero mercato, perciò di "sociale", in fin dei conti, non c'è tanto.

"Le domande per una casa popolare sono più di 1600 - dichiara Katia Torri della Rete Diritti in Casa. Di queste l'80% ha un Isee inferiore ai 12.000 euro annui che sarebbe l'Isee minimo per entrare nei progetti di edilizia convenzionata. Vale a dire che l'80% degli aventi diritto a una casa popolare è fuori dall'edilizia convenzionata. A ciò si aggiungano le nuove emergenze e i più di 200 che dormono in strada o case abbandonate.
Ma Pellacini non aveva dichiarato che l'emergenza si risolveva con l'housing sociale? Allora conviene con noi: un'emergenza è tale perchè non può aspettare anni per essere risolta. Sarà un passo, ma ora deve andare oltre la propaganda (i pochi appartamenti che propone sono solo propaganda). L'inverno è alle porte e le famiglie in strada aumentano".

Speriamo che si risolva la situazione di Cela Shpetim che in undici anni a Parma ha sempre lavorato, pagato l'affitto e le tasse proprio come tutti i cittadini. Ma poi è stato vittima di una truffa da lui denunciata e accertata dalla Guardia di Finanza. Come lui sono stati truffati altri 33 operai. Cela ha il massimo del punteggio per vedersi riconosciuta l'assegnazione della casa popolare, ma tutt'oggi vive per strada e la sera dorme nel centro di accoglienza di strada Santa Margherita insieme al figlio che ha 19 anni e frequenta l'istituto professionale "Primo Levi", mentre la moglie è al dormitorio Centro Lune di via Saffi.
Ma come nelle condizioni di Cela vi sono molte altre persone. La Rete Diritti in Casa ha esposto, dinanzi allo stabile occupato di via Bengasi, un elenco con i casi più gravi di famiglie senza casa che al momento non sono stati risolti e che ci auguriamo rientrino nel piano emergenze dell'assessore Pellacini.

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