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Parmigiani sotto sfratto: "Sono disposta a vendere organi per una casa"

Disperato appello di una famiglia che chiede aiuto alle istituzioni ed ai cittadini. A metà aprile l'ufficiale giudiziario decreterà lo sgombero coatto. Li abbiamo incontrati nella sede della Rete Diritti in Casa

Sono mesi senza una casa dove vivere, quelli che si prospettano per una coppia di coniugi, di mezza età e senza figli, residenti a Parma. Un’altra storia che testimonia come l’emergenza casa sia crescente in città.
Dai primi del 2009 Rosy e Pietro (nomi di fantasia) vivono con soli 200 euro al mese, ciò che rimane dello stipendio del marito - l’unico con un posto di lavoro - dopo che viene detratto mensilmente un pignoramento, frutto di un precedente prestito richiesto dai coniugi ad un istituto di credito e finalizzato ad avviare l’attività commerciale della moglie nel quartiere San Lazzaro. Causa la crisi economica l’afflusso di clienti al negozio diminuì drasticamente e Rosy si vide costretta a chiudere l’esercizio commerciale a fine 2008.

Da allora i problemi economici sono aumentati. Il marito è entrato in cassa integrazione presso la ditta per la quale lavora, e per due anni ha percepito solamente il 20% della retribuzione spettante per ogni ora lavorativa.
“Era impossibile continuare a pagare l’affitto e le bollette dopo che Rosy aveva smesso di lavorare e a giugno 2010 abbiamo ricevuto la prima lettera di sfratto da parte del proprietario di casa".
La coppia di coniugi ha trascorso lo scorso inverno completamente al freddo ed al buio, proprio durante la degenza post operatoria della moglie, dopo che l’azienda fornitrice del servizio ha staccato la luce alla loro abitazione a causa del mancato pagamento delle utenze, servizio successivamente ristabilito in quanto il marito ha ripreso regolarmente il lavoro.

Dopo la prima lettera di sfratto la coppia si è rivolta ai poli di assistenza sociale del Comune di Parma, senza “ricevere una risposta d’aiuto concreta” ma solo un primo indirizzamento verso un centro per l’impiego cittadino, nonostante la donna non possa lavorare in quanto soffre di una malattia invalidante.
Senza possibilità di accedere al diritto all’abitazione di emergenza, a causa del loro valore isee di poco superiore al limite previsto, le prospettive che sono state offerte alla famiglia in difficoltà da parte dei servizi assistenziali sono l’accesso al fondo d’emergenza di 1.500 euro, al quale, però, il è possibile accedere solo previo presentazione è di un contratto d’affitto rilasciato regolarmente dall’agenzia.
Un contratto “che non possiamo ottenere a causa della caparra richiesta, più mensilità anticipate e spese accessorie che non possiamo permetterci, dichiarano i coniugi.

“Presso la Rete Diritti in Casa abbiamo trovato un primo sostegno, e visto come la nostra sofferenza è comune a molte altre famiglie cittadine che si trovano nella nostra stessa situazione”.
In attesa della metà di aprile, data del terzo ed ultimo accesso da parte dell’ufficiale giudiziario che decreterà lo sgombero coatto, l’unica prospettiva per la famiglia è quella di “vivere in macchina oppure in un garage”, prosegue Rosy “per ottenere un’abitazione sono disposta alla vendita di organi, nei paesi dove è consentito dalla legge”.


Nella foto: i rappresentanti della "Rete Diritti in Casa"

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