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EmiliAmbiente, Bizzi: i 5 Stelle ci fanno uscire dalla società dell'acqua pubblica

Il comune di Parma, che ha una quota di partecipazione nella società di gestione dell'acqua pubblica, avrebbe stabilito nell'atto di indirizzo per il bilancio 2016 di vendere la sua percentuale. Il consigliere comunale di Possibile chiede spiegazioni.

Il consigliere comunale di Possibile, Giuseppe Bizzi, segnala in un comunicato stampa la scelta dell'amministrazione comunale di Parma di vendere le quote di partecipazione nella società di gestione delle risorse idriche EmiliAmbiente.

Bizzi afferma: “L’indagine di Federconsumatori che colloca Parma tra le città in cui il costo delle bollette dell’acqua è più caro (21° posto, con 335 euro annui medi contro la media nazionale di 260), ripropone il tema della gestione del servizio idrico. La vittoria del sì nel referendum del 2011 stabiliva la non remuneratività di questo servizio, considerato bene primario ed essenziale. Purtroppo si continua ad ignorare quel mandato, come le cifre di questa indagine dimostrano.

Servono azioni che rafforzino la prospettiva della gestione pubblica dell’acqua sancita dal referendum. Ma su questo l’amministrazione 5 stelle di Parma va in direzione contraria.

E’ scritto nero su bianco sul Documento unico di programmazione, l’atto di indirizzo associato al bilancio: l’amministrazione Pizzarotti nel 2016 vuole vendere la quota societaria del Comune di Parma in EmiliAmbiente (pagina 38). Dov’è il problema?

EmiliAmbiente è una società interamente pubblica (la compongono la Provincia di Parma e 16 Comuni del Parmense) che gestisce il servizio idrico integrato dei Comuni della Bassa. Non solo: alimenta la rete degli acquedotti con tre propri campi pozzi, di cui uno situato a San Donato, sul territorio di Parma. Da quest’ultimo attinge Iren per fornire acqua alla nostra città.

Durante la votazione del bilancio 2016 ho presentato un ordine del giorno perché non fosse messa in vendita la quota del Comune in EmiliAmbiente (pari al 9,63%), in quanto la decisione va in senso contrario alla valorizzazione della gestione pubblica dell’acqua, direzione indicata dal referendum e ribadita dal programma elettorale dei 5 stelle (pagina 12).

L’ordine del giorno è stato bocciato dalla maggioranza con la motivazione che EmiliAmbiente non ha, rispetto alla gestione pubblica dell’acqua, nessun interesse né rilievo strategico per il Comune, il cui servizio idrico integrato sarà gestito fino al 2025 da Iren.

Ma come si fa a non vedere (o a far finta di…) che una società dal cui campo pozzo la città attinge l’acqua che entra nelle nostre case ha un interesse per il Comune?

Ma come si fa a non vedere (o a far finta di…) che se il Comune capoluogo resta dentro un azionariato composto da altri Comuni del territorio, rafforza la società e rafforza la prospettiva della gestione pubblica dell’acqua?

Ma come si fa a non vedere (o a fa finta di…) che se nel 2025 si vuole pensare a una ri-pubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato del Comune di Parma, uscire da EmiliAmbiente dà un segnale operativo e culturale contrario?

Forse sono pensieri che hanno attraversato anche la mente dell’assessore Folli che, proprio nel momento della discussione dell’ordine del giorno, è uscito dall’aula lasciando al capogruppo Bosi la difesa dell’indifendibile.

Sì, perché Folli, il 5 febbraio 2013, durante la discussione del bilancio preventivo di quell’anno, sul tema era stato chiaro, affermando davanti ad un mio emendamento che “non era assolutamente volontà della Giunta quella di dare questo indirizzo di dismettere le quote nella società Ascaa (ora in liquidazione, ndr) e EmiliAmbiente. E’ vero che abbiamo delle quote minoritarie, ma siamo comunque il terzo socio all’interno di queste aziende che si occupano di gestire il ciclo idrico nei Comuni della Bassa parmense e, anche in un’eventuale prospettiva futura, questi modelli di aziende, con un controllo totalmente pubblico, ci vedono sicuramente favorevoli. (…) Confermiamo che la volontà della Giunta è quella di mantenere un interesse all’interno di queste aziende".

Parole, è il caso di dirlo, scritte sull’acqua”.

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