Lotta di Liberazione al Due con Un’Eredità senza testamento

La vita e le lotte di Laura Seghettini, pontremolese 92enne, che a 20 anni si unì ai partigiani nelle fasi intense di lotta per la Liberazione, in scena grazie allo spettacolo scritto e interpretato da Laura Cleri al Teatro Due

Silenzio assoluto, alunni sui banchi, entra la maestra Laura Cleri, sguardo severo sotto gli occhiali, passo svelto, un saluto austero per annunciare che la lezione di oggi avrà anche il supporto della musica. Per parlare del racconto di una vita, quella di Laura Seghettini, la pontremolese 92enne che a vent’anni, dopo essere stata incarcerata per il suo antifascismo ha deciso di unirsi ai partigiani diventando vicecommissario di brigata e combattendo giorno dopo giorno per la Liberazione. Un’esistenza vissuta intensamente, raccontata attraverso quell’Eredità senza testamento che permette di tenere vivo non solo il ricordo ma il significato di quell’impegno politico e sociale anche quando Laura Seghettini non ci sarà più. Un racconto vivido quello di Laura Cleri, che si fa interprete incarnando quelle paure, quella forza e quel coraggio che Seghettini ha vissuto stando a fianco del suo uomo, condannato a morte dai suoi stessi compagni a 24 anni per un complotto e mai dimenticato. Tra i banchi, le cartine geografiche ingiallite, le vecchie foto, lontana dalla retorica Laura Cleri riesce a far immergere lo spettatore in quegli anni della guerra, rivivendo con la protagonista le informazioni raccolte da chi andava in paese ad ascoltare Radio Londra, i ripari di fortuna in legno, fango e paglia dove si provvedeva non senza difficoltà alla propria igiene personale, la condivisione di ogni bene in qualsiasi condizione “Credo che nessuno di noi si sia mai sognato di mangiare una cosa che gli era stata data se non dividendola con gli altri”. Intensi i momenti del processo a Facio, il complotto ordito nei suoi confronti e la seduta dalla medium di Montereggio, la signora Fusani, che aveva predetto, per voce del nonno defunto, di guardarsi da Salvatore, la persona che poi l’avrebbe tradito. Laura racconta e rivive con il pubblico, che immerso nella storia segue con lei la sofferenza dell’ultimo saluto a Facio, fatto di occhi che già solo guardandosi si sono detti tutto, l’amarezza nel pensare a ciò che si sarebbe potuto fare per evitare quella sorte, il racconto di come una donna così forte e decisa sia riuscita ad andare avanti e continuare a tenere alti quegli ideali che l’hanno resa ciò che ancora è, e non solo come “la donna di”, come racconta nel suo “Al vento del Nord”. La forza di Laura Cleri è di aver dato vita, umanità e sentimenti a quel racconto di vita con uno spettacolo prezioso che è un monito del presente affinchè quel suo messaggio arrivi lontano, sino ai bambini di oggi, un regalo prezioso alle nuove generazioni perché sappiano e non dimentichino. Questa la vera eredità.

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