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Eroina, parla il dottor Paolo Volta: "I casi più drammatici tra i 16enni e i 17enni"

Il Direttore del Programma Dipendenze Patologiche dell'Ausl di Parma fa il punto della situazione a Parmatoday: "Spesso si consuma prima la cocaina e poi si fuma l'eroina, alla fine di una notte di eccitamento"

“Tutte le generazioni nella ricerca della propria identità si scontrano con atteggiamenti di provocazione e rottura rispetto a quelle vecchie. Per dimostrare una volontà di sentirsi superiore. Non credo che abbiano la percezione di potersi rovinare la vita che fa parte più che altro di noi adulti, non proprio dei ragazzi che vivono il loro tempo volendo dimostrare chissà che”. E’ il Dottor Paolo Volta, Direttore del Programma Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Parma, che a Parmatoday.it, fa il punto su una situazione che sta deflagrando e diventando sempre più difficile gestire. L’uso di droga soprattutto tra i giovani è molto diffuso e sembra che a tratti sia inarrestabile. L’eroina sta salendo pericolosamente alla ribalta e questo preoccupa parecchio nel panorama.

Dottor Volta, cosa la spaventa di più?

“Bisogna anzitutto distinguere i cannabinoidi sintetici, quelli che si trovano per strada oggi e anche su internet, purtroppo, dai vecchi sballi. Dalle canne, per intenderci. Il Thc (il principale principio attivo contenuto nella marijuana che provoca le alterazioni mentali) è  variabile a seconda del tipo di produzione. Gli effetti prima erano quelli dell’euforia e dell’inibizione, la percezione dei suoni e dei colori alterati.  I cannabinoidi sintetici che si trovano in giro oggi hanno un principio attivo molto più grande. Amplifica di più e causa, o può causare, il rischio di danni permanenti, questa è la preoccupazione più grande che abbiamo. C’è da frenare lo spaccio via internet e per strada. Ad esempio le foglie di coca che si masticano in Colombia sono molto differenti dalla cocaina che è facile trovare per strada”. 

Aumenta l’utilizzo di eroina e cambiano i modi di utilizzarla

“La metodologia di utilizzo è cambiata: si registra un poliabuso di sostanze e un utilizzo contemporanea di più droghe con effetti sinergici contrapposti per ottenere risultati sulla psiche più forti. Ad esempio alcol e cannabinoidi sintetici portano a una modificare la percezione di tutto. Come le metanfetamine, o l’utilizzo della cocaina prima e dell’eroina dopo. In questo panorama di poliassunzione l’eroina entra come aggiunta alla fine di una notte di eccitamento. Serve a spegnere gli effetti eccitanti che diventano disturbanti quando sono esagerati. Questa viene inalata e fumata adesso, non più iniettata. E’ raro: l’assunzione indubbiamente dà una biodisponibilità minore perché la combustione, quando si fuma l’eroina, brucia il 60/70% della purezza. Ma pur sempre è eroina è e crea dipendenza. 

I nuovi modi coinvolgono molto i giovani?

“C’è una popolazione divisa in due parti: una che è più vicina alla ‘tradizione’ e preferisce iniettarsi in vena la sostanza. Poi i giovani che provengono da ceti medio-alti, a volte, perché occorrono dei soldi per comprare l’ero. Oggi costa meno, però non è una droga che si trova facilmente per strada. I ragazzi preferiscono fumarla e anche questo porta alla dipendenza. Da noi possiamo dire di avere una popolazione un po’ divisa tra non più giovanissimi (in trattamento da tempo) e i più giovani. C’è un aumento dell’eroina tra le nuove leve, ma è lieve. Sono le modalità di uso che ci spaventano”.

Qual è il percorso di disintossicazione che segue chi è dipendente da eroina?
“Ci sono due aspetti: fisico che se vogliamo viene trattato in tempi brevi, magari in 10/15 giorni. Dal punto di vista psicologico tutto diventa invece più difficile. E’ un processo che chiamiamo grazing e che può essere più lungo perché davvero è quello più difficile da trattare”.

Quali sono i casi più difficili?

“I casi più drammatici sono  quelli dei ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Con genitori che vietano sostanze in maniera compulsiva, loro si introducono in un mondo immaginario. Non si rendono conto di quello che sta succedendo. Ad esempio i ragazzi sono di più ma le ragazze sono più difficili da curare. Per una donna ‘saltare il fosso’ comporta una decisione più irrevocabile. Le storie sono tantissime: io vorrei raccontare quella di un ragazzo di 23 anni, universitario che era dipendente  da Extasy e ne faceva uso tutti i giorni. Quando ha smesso si è ritrovato con sintomi psicofisici molto difficili da smaltire”

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