Via Burla, 2 detenuti albanesi segano le sbarre ed evadono dal carcere

Due detenuti, Taulant Toma e Valentin Frokkaj, sono evasi dal carcere di Parma: avrebbero segato le sbarre calandosi poi con alcune lenzuola. Hanno 29 e 35 anni. Uno dei due stava scontando una condanna per omicidio

Due detenuti sono evasi dal carcere di Parma. A riferirlo è il sindacato degli agenti penitenziari Sappe; la polizia penitenziaria e le altre forze di polizia li stanno cercando. I due detenuti, Taulant Toma e Valentin Frokkaj, due albanesi di 29 e 35 anni, evasi in mattinata dal carcere di via Burla avrebbero approfittato dell'orario legato ai colloqui con i parenti e sarebbero riusciti ad uscire dalla struttura di via Burla. Secondo le prime ricostruzioni hanno segato le sbarre della cella e si sono calati con lenzuola. Le ricerche dei due fuggitivi sono in corso.

AGGIORNAMENTI.

IDENTIFICATO UN EVASO. Non si fermano le ricerche di Valentin Frokkaj e Taulant Toma, i due albanesi di 35 e 29 anni fuggiti all'alba di ieri dal carcere di Parma. I due, dopo avere segato le sbarre della loro cella, si sono calati con una corda fatta con le lenzuola e poi sono fuggiti in direzione della vicina area di servizio dell'Autosole 'Cortile San Martino Sud'. Qui si sono poi perse le loro tracce.

Uno dei due evasi è stato anche identificato grazie ad un addetto dell'area di servizio,
a cui lo stesso evaso si era rivolto per chiedere se fosse possibile o meno attraversare l'autostrada attraverso un sottopassaggio. Questa mattina, domenica 3 febbraio, per effettuare un'ispezione nella cella da cui i due sono scappati, è arrivata nel carcere parmigiano il pm Paola Reggiani accompagnata dagli agenti della Squadra Mobile di Parma. Le foto segnaletiche di Frokkaj e Taulant sono state trasmesse anche all'Interpol, per la possibilità che i due abbiano tentato o stiano tentando la fuga dall'Italia.
 

SEVERINO DISPONE INCHIESTA. Il ministro della Giustizia Paola Severino - a quanto si è appreso - ha disposto verifiche interne sulle modalità di evasione dei due detenuti albanesi dal carcere di Parma

UNO DEI DUE ERA GIA' EVASO. Ripercorrendo le cronache dei 'curriculum' dei due albanesi evasi nelle prime ore di oggi dal carcere di Parma, Taulant Toma, precedenti per rapina e spaccio di droga, risulta evaso già dal supercarcere di Terni il 9 ottobre 2009, dopo essersi calato anche in quel caso dalla sua cella con un lenzuolo. Fu poi rintracciato e bloccato dopo due mesi e mezzo di latitanza, il 22 dicembre, in un residence a Casarile (Pavia) dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, assieme agli agenti del commissariato Venezia-Garibaldi di Milano, grazie a pedinamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche. Valentin Frokkaj risulta invece coinvolto nell'omicidio di un albanese di 23 anni avvenuto a Brescia nel luglio 2007

I primi rilievi compiuti dopo l'evasione, nelle prime ore di questa mattina, di due detenuti albanesi dal carcere di Parma hanno fatto riscontrare "la manomissione delle sbarre della cella che occupavano". I due "si sarebbero successivamente dileguati attraverso la cinta perimetrale dell'Istituto". Lo ha comunicato il Provveditore regionale del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria dell'Emilia-Romagna, Pietro Buffa.

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Secondo il segretario aggiunto del Sappe, Giovanni Battista Durante, secondo il quale uno stava scontando una condanna per omicidio. Uno dei due inoltre, secondo le stesse fonti, avrebbe già tentato in passato un'evasione da un carcere del Nord. "Stiamo acquisendo notizie precise su come siano potuti evadere due detenuti dal carcere di Parma, ma un dato è certo: mai come in quest'ultimo anno si sono contate numerose evasioni e sventati tentativi".

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Lo sottolinea il segretario generale del Sappe, Donato Capece, secondo il quale "i segnali scelti dal Dap non sono certo quelli di una intensificazione e di un potenziamento degli strumenti di vigilanza, ma le fantasie di carceri autogestiti da detenuti e una vigilanza dinamica che allenta proprio la sicurezza e la vigilanza". "Per questo - aggiunge Capece - l'attuale dirigenza dell'Amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino e Luigi Pagano, non può restare un minuto di più alla guida del Dap. Mi appello al Ministro della Giustizia Paola Severino".

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VIA BURLA, APERTO NEL 1992. Il carcere di via Burla a Parma è entrato in funzione poco più di vent'anni fa, nel novembre '92, e fu ufficialmente inaugurato il 24 marzo '93 con la visita del direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dell'epoca, Nicolò Amato. Ha preso il posto delle storiche prigioni ricavate nell'ex complesso di San Francesco, dove si ricordano alcune evasioni 'classiche', mentre nella nuova struttura finora si erano avuti solo alcuni casi di evasione per mancato rientro dai permessi.

Tra questi, quello singolare del gennaio di due anni fa, quando un pregiudicato napoletano di 39 anni in regime di semilibertà a Parma era andato a costituirsi al penitenziario di Lucca, per riuscire ad ottenere "una cella più comoda e soprattutto meno umida". Carcere con un settore riservato ai detenuti sottoposti al trattamento del '41 bis', è stato progettato per circa 400 persone, ma ne ospita attualmente molte di più.

I dati diffusi lo scorso ottobre dopo una visita nella struttura da Desi Bruno, Garante dei detenuti dell'Emilia-Romagna, parlavano di 617 reclusi contro una capienza regolamentare che prevede 385 posti. I detenuti comuni erano 465, quelli in regime di alta sicurezza 85, altri 69 in regime di '41 bis'; 13 in semilibertà, 16 lavoranti esterni 'in articolo 21 O.P.'.

Tra i personaggi che sono stati, o sono reclusi a Parma, anche boss della criminalità organizzata come Leoluca Bagarella, Raffaele Ganci, Giovanni Alfano e Bernardo Provenzano, e l'ex patron della Parmalat Calisto Tanzi, trasferito pochi giorni fa all'ospedale Maggiore dopo essere caduto sul pavimento della cella. L'istituto dispone di varie strutture: la 'casa di reclusione' ospita i detenuti condannati in via definitiva, con annesso centro diagnostico e settore per invalidi; la 'casa circondariale' ospita invece i detenuti in attesa di sentenza. Un'altra struttura ospita i detenuti del '41 bis'.
 

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