Expo 2015, Fondazioni Speciali esclusa per mafia. Il Tar dice no: ma 650 lavoratori perdono il lavoro

Il Tar ha confermato l'illegittimità dell'interdittiva per mafia avanzata dall'ex Prefetto di Milano per Fondazioni Speciali. Intanto però il gruppo è andato in liquidazione e 650 lavoratori della Italterra sono senza lavoro: a Noceto 100 operai a casa

Protesta degli operai Italtunnel al cantiere dell'Astaldi

Almeno 650 persone hanno perso il posto di lavoro per un’accusa, rivelatasi illegittima secondo il Tar, ai danni dell’azienda per cui lavoravano da anni. Di questi, almeno un centinaio erano impiegati a Noceto per l'Italtunnel e ora hanno perso ogni certezza occupazionale e sono costretti a cercarsi un altro lavoro. Parliamo della Italterra, un gruppo a cui sono collegate aziende con centinaia di dipendenti come la Italtunnel e Fondazioni Speciali. Da mesi il gruppo conviveva con problemi di liquidità in attesa di incassare milioni di euro per mancati pagamenti.

La crisi e scelte gestionali hanno portato a difficoltà crescenti ma il fattore decisivo che ha determinato il collasso è arrivato solo pochi mesi fa, con la richiesta inoltrata a Milano per far parte della lista delle imprese che avrebbero dovuto lavorare per l’Expo 2015. Da qui sono partite le indagini dell'ex Prefetto di Milano che ha indagato su Fondazioni Speciali e ha emesso un’interdittiva antimafia. Il sospetto di collusioni con la mafia di Fondazioni Speciali ha provocato un effetto a catena bloccando tutte le attività produttive collegate, aggravando una situazione già difficile. A Italterra fanno capo aziende storiche nel settore, con anni di esperienza sul territorio come la Sicos, Milano Fondazioni, Fondazioni Speciali e Italtunnel

IL GRUPPO IN LIQUIDAZIONE. La perdita di liquidità e l’appalto negato a causa dell’interdittiva sono stati deleteri e hanno determinato una ferita insanabile nel gruppo. Da un concordato in essere che poteva diventare in continuità, si è passati a un concordato liquidatorio e il gruppo è stato messo in liquidazione. A rimetterci anche le aziende che inizialmente volevano investire nel gruppo puntando all’affitto di ramo d’azienda, una soluzione che avrebbe potuto salvaguardare una bella fetta di posti di lavoro. Ma inevitabilmente, con la notizia dell’interdittiva, le aziende interessate all’affitto di ramo d’azienda hanno cambiato idea e si sono tirate indietro.

NOCETO, 100 DIPENDENTI SENZA LAVOROTra le “vittime” anche i dipendenti della Italtunnel di Noceto, che dopo anni di attività nel territorio hanno perso il posto di lavoro. Si parla di un centinaio di lavoratori del parmense che non hanno più occupazione, solo una minima parte di loro è stata “assorbita” da aziende che hanno rilevato i cantieri di Italtunnel, ma sul totale il numero dei posti di lavoro persi del gruppo Italterra sale a 650.

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Tutto questo, per un errore di valutazione. Perché da quanto emerso solo recentemente dopo il ricorso presentato da Fondazioni Speciali, il Tar ha dato ragione al gruppo smentendo l’ipotesi di influenze di stampo mafioso. Insufficienti, secondo i giudici amministrativi del Tar, le informazioni inviate dalla Prefettura per giustificare l’esclusione dal cantiere. Quello di Fondazioni Speciali non è certo il solo caso di aziende escluse dalla Prefettura per i lavori nei cantieri dell’Expo di Milano, che poi il Tar ha riammesso, sollevando inevitabilmente dubbi su ciò che starebbe dietro la scelta di bloccare alcune imprese interessate ai cantieri dell’Expo.

TOSCANI: 'GRAVISSIMA INGIUSTIZIA IMPUNITA'. In tutto questo però, nonostante sia stata accertata l’estraneità da influenze mafiose, c’è l’ennesima stangata sulle imprese del territorio e quel che è più grave il danno sociale delle centinaia di lavoratori in cassa integrazione straordinaria . “Ora però chi risarcirà i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro? - sottolinea Mauro Toscani, Cisl -. Un danno ingente. Il territorio ha perso un’azienda storica e si parla di centinaia di persone che si ritrovano senza più un’occupazione dopo anni di servizio, magari con famiglia a carico e mutuo da pagare. Tutto questo con l’amarezza di sapere di aver perso il proprio posto di lavoro solo per una leggerezza. Manca la forza di lottare per avere giustizia davanti a un danno del genere, si parla di almeno un centinaio di dipendenti del nostro territorio ai quali ormai non resta altro che cercare di essere assunti da un’altra azienda, ma chi li tutela per questa perdita? Chi paga per tutto questo? Rimane una gravissima ingiustizia impunita dove a rimetterci sono unicamente i lavoratori”.

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