Expo, prima l'interdittiva antimafia. Poi la revoca. Toscani: "Nessuna tutela per 600 lavoratori"

Le ripercussioni sul settore edile anche nel parmense per la perdita dell'appalto da 99 milioni di euro a causa di un'interdittiva per mafia infondata costata la chiusura di un'azienda da oltre 600 dipendenti

Protesta degli operai della Italtunnel

Un esito costato il posto di lavoro a oltre 600 lavoratori del settore edile l’interdittiva per mafia nei confronti di Fondazioni Speciali che, anche se più tardi si rivelerà infondata, ha fatto perdere l’appalto da 99 milioni di euro per Expo 2015 e portato a fallimento l’azienda. Ora nessuno pensa più a loro, gli oltre 600 lavoratori che hanno pagato con il posto di lavoro gli effetti di una mala gestione prima delle risorse interne e poi, delle ricadute di un’interdittiva per mafia per un’azienda che contava il 98% dei lavori pubblici e che ha visto svanire la possibilità di partecipare a gare e l’annullamento di commessa dopo l’altra da parte dei vari committenti.

LA VICENDA - Secondo quanto emerso sinora, le ragioni dell’interdittiva sarebbero connesse a un’indagine nei confronti di uno dei dirigenti e un dipendente di Fondazioni Speciali da parte del Tribunale di Locri, per vicende però estranee all’ambito mafioso. Per dimostrare l’estraneità dell’azienda alle accuse mosse, sono arrivate immediatamente le dimissioni in blocco di tutto il cda e il licenziamento dei due indagati. Nessuna possibilità di riuscire a risollevarsi da sola per un’azienda che già non navigava in acque tranquille, con un credito ancora da incassare che si aggirava attorno ai 250 milioni di euro per mancati pagamenti di lavori per conto di pubbliche amministrazioni. Nonostante i problemi di liquidità però, l’azienda aveva ancora cantieri aperti su cui contare, non solo in Emilia ma anche in Basilicata, Calabria, Sicilia. L’arrivo dell’interdittiva e la perdita dell’appalto per l’Expo e delle altre commesse ha portato inevitabilmente l’azienda sul baratro nel giro di appena 6 mesi, passando da un concordato in continuità a uno liquidatorio, con una raffica di cause risarcitorie intentate dai general contractor per l’interruzione dell’attività. Del 18 luglio 2013 l’assoluzione dell’indagato perché il fatto non sussiste e dopo i ricorsi al Tar per Fondazioni Speciali finalmente la revoca dell’interdittiva. Ma ormai è tardi.

LE RIPERCUSSIONI SUL TERRITORIO - Oltre 600 dipendenti di Italterra hanno già perso il lavoro, si parla solo nel parmense di oltre 100 dipendenti. Ricadute non solo in termini occupazionali, ma economici, per la chiusura di un marchio storico per il territorio come la Sicos. “Alla luce di quanto emerso con le indagini sugli appalti truccati è inevitabile porsi qualche domanda sull’esclusione di Fondazioni Speciali. Mentre i manager sono riusciti a ricollocarsi, centinaia di lavoratori sono rimasti senza lavoro - denuncia Toscani, Filca Cisl - una parte è in disoccupazione speciale edile ma nella maggior parte dei casi si tratta di persone con famiglia a carico e monoreddito, che non sono state assunte da altre ditte e si ritrovano senza un’occupazione ne una tutela. Nessuno si è preoccupato di risarcire chi ha reso quei marchi tali, se il gruppo è riuscito a diventare un leader nel settore per lungo tempo è stato non certo per la gestione dirigenziale ma per l’impegno e la professionalità dei dipendenti, che paradossalmente ora sono gli unici a pagare per colpe non loro”. Il settore edile conta perdite che si aggirano attorno al 15% degli addetti secondo i dati forniti da Toscani, cifre preoccupanti se si considera che in pochi anni si sono susseguite numerose chiusure di aziende del territorio con una crescita del mercato estero. “Un settore che potrebbe essere trainante non solo per il nostro territorio viene trascurato con politiche inadeguate. Le aziende del territorio risentono particolarmente della crisi, sono in ristrutturazione o chiudono o diventano newco di dipendenti. Nel parmense abbiamo ancora grosse aziende ma per sopravvivere in molti casi sono costrette a rivolgersi al mercato estero. Questa chiusura è l’ennesima stangata anche per il nostro territorio, con ricadute sociali sottovalutate”.

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