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Due famiglie occupano la Casa Cantoniera di Ponteghiara

Nella mattina del 1 ottobre i due nuclei con sei minori, sono entrati nell'edificio Anas, Sul posto alcune pattuglie di Carabinieri

Nelle prime ore della mattina di sabato 1 ottobre due famiglie senza casa di Salsomaggiore e di Fidenza, che hanno recentemente subito lo sfratto dalle proprie abitazioni, hanno occupato la Casa Cantoniera che si trova tra Fidenza e Salsomaggiore Terme, dopo l'ospedale Di Vaio. Le due famiglie, con sei minori, in emergenza abitativa sono sostenuti dagli attivisti della Rete Diritti in Casa. Sul posto alcune pattuglie di Carabinieri sorvegliano la sitiazione. Per ora non si registrano particolari tensioni. 

LA NOTA DELLA RETE DIRITTI IN CASA - Nella notte di ieri un gruppo di famiglie con figli di Fidenza e Salsomaggiore in emergenza abitativa è entrato nella casa cantoniera sulla strada per Salso per ricavarne degli alloggi dignitosi. Si tratta di famiglie che hanno subito lo sfratto per morosità in quanto la crisi ha ridotto di molto la loro capacità di far fronte ad affitti esosi, peraltro regolarmente pagati per molti anni finchè la presenza di un lavoro lo ha permesso. Sono famiglie presenti sul territorio da oltre un decennio, che hanno sempre pagato tasse e contributi ma che nel momento della difficoltà non hanno trovato nessun aiuto dai comuni in cui risiedono. Allo sportello per l’emergenza abitativa della Rete Diritti in Casa si sono rivolti negli ultimi anni un numero sempre crescente di persone provenienti dalla zona di Fidenza e Salso, italiani e migranti colpiti dalla crisi che non riuscivano a sostenere l’affitto, segnale di un problema che evidentemente le amministrazioni locali non stanno affrontando con serietà. Queste persone non possono essere escluse dal contesto sociale in cui hanno vissuto per tanto tempo solo perché si è aggravato il loro livello di povertà. Di fronte all’immobilismo delle amministrazioni e a servizi sociali che non hanno più strumenti, l’occupazione degli alloggi vuoti diventa una risposta legittima e concreta per risolvere emergenze che rischiano di divenire drammatiche. Da una recente indagine risulta che in provincia di Parma ci sono 50.000 alloggi vuoti e inutilizzati: sono molto più che sufficienti per risolvere l’emergenza abitativa: basterebbe avere il coraggio di andare ad intaccare gli interessi di banche e grandi proprietari immobiliari. Ci sono poi tantissimi alloggi pubblici vuoti, case popolari lasciate a marcire perché non si interviene con le ristrutturazioni, edifici inutilizzati che potrebbero essere recuperati da lavoratori senza alloggio che hanno spesso le competenze per farlo. Si possono trasformare scuole abbandonate, caserme, ex uffici in case per sfrattati e senza casa.
Anche le case cantoniere come quella occupata ieri notte sono nella gran parte dei casi abbandonate a marcire. Anzi rischiano spesso di venire messe sul mercato come tanti altri edifici pubblici non utilizzati. Si perde così un capitale sociale enorme che potrebbe essere destinato utilmente a garantire il diritto all’abitare di tante persone. Occorrono provvedimenti forti e decisi per risolvere l’emergenza abitativa, specialmente in un periodo in cui il lavoro diventa sempre più precario e sottopagato e la disoccupazione avanza: nella zona di Fidenza per esempio abbiamo seguito procedure di sfratto sia per lavoratori della logistica della Bormioli Rocco licenziati per non aver accettato gli accordi capestro proposti dall’azienda sia lavoratori che hanno accettato l’accordo ma non riescono a pagare l’affitto per aver subito una netta decurtazione in busta paga. E’ chiaro che posti davanti all’esigenza di sopravvivere i lavoratori si organizzano e cercano di garantirsi in tutti i modi un’esistenza dignitosa. La lotta per il salario e la lotta per la casa fanno parte della stesso percorso. Unire e coordinare le lotte è l’unica via per potere uscire dal disastro sociale in cui la società del profitto ci sta portando.

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