Università, nuovo farmaco per l'asma grave sperimentato a Parma

Il New England Journal of Medicine ha appena pubblicato un articolo sull’efficacia di un nuovo farmaco, il Mepolizumab, in pazienti dai 12 anni in su affetti da asma bronchiale di particolare gravità: alla ricerca ha partecipato il prof. Alfredo Chetta

Il New England Journal of Medicine, la più autorevole rivista medica al mondo, ha appena pubblicato un articolo sull’efficacia di un nuovo farmaco, il Mepolizumab, in pazienti dai 12 anni in su affetti da asma bronchiale di particolare gravità. A questa ricerca, che è durata 32 settimane e ha coinvolto quasi seicento pazienti reclutati dai più importanti centri di ricerca sull’asma sia in Europa che in Nord America, ha partecipato il prof. Alfredo Chetta, docente di Malattie dell’apparato respiratorio del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma. Il prof. Chetta è responsabile dell’Ambulatorio dell’Asma dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma ed ha un lungo e significativo curriculum di ricerca in questa malattia.    

L’asma è una malattia molto frequente, colpisce tra il 5 ed il 6 percento della popolazione italiana e, se non ben trattata, può essere fatale. Il Mepolizumab è un anticorpo monoclonale sintetizzato nei laboratori di ricerca della GlaxoSmithKline, che può essere somministrato sia per via endovenosa che sottocutanea. Il suo meccanismo d’azione consiste nel bloccare l’interleuchina 5, un importante mediatore dell’infiammazione che colpisce vie aeree, trachea e bronchi dei pazienti asmatici.

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In questo studio, il Mepolizumab è risultato efficace nel ridurre significativamente il numero di crisi d’asma e nel migliorare la qualità di vita ed il quadro spirometrico di questi pazienti, che nonostante assumessero quotidianamente per via inalatoria già un alto dosaggio di cortisone, non erano però in grado di tener sotto controllo la loro malattia. 

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