Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca

Fatture false per oltre 3 milioni di euro, 48 dipendenti irregolari: 5 imprenditori indagati

L'operazine della Guardia di Finanza ha fatto emergere un comportamento scorretto da parte di alcuni capi d'azienda operanti nella meccanica generale. Quattro degli imprenditori sono residenti nel Parmense

All’esito di un’attività di indagine svolta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma nel settore del contrasto all’illecita somministrazione di manodopera, la Procura di Parma ha disposto un avviso di conclusione di indagini preliminari e contestuale informazione di garanzia a carico di cinque imprenditori, di cui quattro residenti nel parmense e uno nella provincia di Grosseto. Il reato: ipotesi di emissione e utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti dal 2020 al 2022. L’attività investigativa è partita da una verifica fiscale eseguita dai finanzieri del Gruppo di Parma nei confronti di una società attiva nel settore dei lavori di meccanica generale (nell’ambito della cosiddetta food machinery) sia sul territorio nazionale che all’estero.

Gli accertamenti sono stati da subito estesi a dieci società fornitrici allo scopo di ricostruire i rapporti commerciali con la committente per verificare la genuinità dei contratti d’appalto di manodopera in essere. La ricostruzione investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle avrebbe evidenziato l’esistenza di un meccanismo fraudolento che sarebbe stato realizzato dalla committente con il ricorso a contratti d’appalto non genuini in capo a tre imprese appaltatrici, intestate a prestanome e a soggetti irreperibili. I formali intestatari delle tre imprese appaltatrici non conoscevano le condizioni e le modalità di esecuzione del contratto, il costo orario della manodopera e la localizzazione dei cantieri dove i propri lavoratori avrebbero lavorato per la committente. L’ingerenza della committente sarebbe emersa anche dalla circostanza che il personale della stessa avrebbe impartito direttamente le direttive ai lavoratori formalmente assunti dai tre fornitori.

Secondo l’ipotesi d’accusa, il meccanismo fraudolento avrebbe prodotto vantaggiosi effetti fiscali per la committente consistenti in detrazioni dell’IVA delle fatture ricevute dagli appaltatori, deduzione dei costi anche ai fini IRAP essendo qualificati quali costi per servizi e trasferimento di fatto del debito IVA alle società appaltatrici collegate, alle quali con separate attività amministrative sono state già contestate condotte di omesso versamento di IVA per gli anni dal 2019 al 2022. Ciò avrebbe comportato, altresì, un vantaggio competitivo per la committente, consentendole di praticare alle imprese clienti condizioni economiche più favorevoli rispetto ai concorrenti.

I reati a vario titolo contestati sono l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti con la complessiva rilevazione di un’IVA evasa per 545.440,00 euro a fronte di fatture soggettivamente inesistenti di importo totale pari 3.024.716,00 euro. I finanzieri hanno anche constatato l’irregolare somministrazione di lavoro per 48 dipendenti, elevando nei confronti della committente e delle tre imprese fornitrici sanzioni amministrative per complessivi 248.240,00 euro. La società committente, per tutti gli anni d’imposta ispezionati, si è avvalsa dell’istituto deflattivo del “ravvedimento speciale” e, sotto il profilo amministrativo fiscale, ha regolarizzato la propria posizione riconoscendo all’Erario un importo totale di 708.502,00 euro, composto da IVA per 545.440,00 euro ed IRAP per 89.472,00 euro allo stato versato per un importo superiore alla metà.

Si nota, alla luce dei fatti, una diffusione sul territorio di questa Provincia della fenomenologia dell’illecita somministrazione di manodopera che provoca una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che si attengono alla normativa di settore, minori entrate per lo Stato e minori tutele per i lavoratori irregolari occupati; la complessità del meccanismo fraudolento concepito e realizzato mediante l’impiego di ben 48 lavoratori dipendenti; in terzo luogo, l’ammontare certamente rilevante del sistema di frode fiscale posto in essere che riguarda complessivamente fatture per 3.024.716,00 euro e un’imposta evasa pari a 708.502,00 euro. Per gli indagati e le rispettive difese è previsto un termine di venti giorni per chiedere di essere sentiti, articolare mezzi istruttori e comunque esporre le proprie deduzioni difensive.

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