Biogas a Felino, il Tar boccia impianto 'privato'. Ma il Comune ne promuove uno 'pubblico'

Il Tar respinge il ricorso dell'azienda agricola "La Grande" per la costruzione dell'impianto a biogas. Il procedimento vedeva coinvolto il Comune di Felino, la Provincia di Parma e alcuni privati che si erano opposti in giudizio contro l'azienda agricola. Quest'ultima sarà così costretta a risarcire le parti per una somma complessiva di 26 mila euro. La questione del biogas in zona però non è chiusa in quanto rimane aperta la progettualità di Apea, promossa dall'amministrazione felinese, che prevede un impianto a biomassa

Il Tar respinge il ricorso dell'azienda agricola "La Grande" per la costruzione dell'impianto a biogas. Il procedimento vedeva coinvolto il Comune di Felino, la Provincia di Parma e alcuni privati che si erano opposti in giudizio contro l'azienda agricola. 

La motivazione sostenuta dal Tar risiede nell'incompatibilità dell'impianto a biogas all'interno del Comprensorio di produzione del Parmigiano Reggiano, a causa dell'utilizzo di insilati, controindicati alla produzione del Parmigiano Reggiano stesso, come prevede la delibera regionale n°51 del 2011. Ciò in tutela della "salvaguardia della filiera produttiva del Parmigiano Reggiano, vanto dell'economia regionale e patrimonio delle tradizioni alimentari e nazionali conosciute in tutto il mondo". Inoltre il Collegio rileva che i ripetuti dinieghi del Comune di Felino alla costruzione dell'impianto dell'azienda agricola "La Grande" denotano "una particolare sensibilità dell' amministrazione alle più generali tematiche ambientali". La sensibilità elogiata dal Tar nei confronti del Comune di Felino sembra essere in contraddizione con l'approvazione dell'impianto di cogenerazione "Citterio", generatore di energia elettrica attraverso la combustione di grasso animale proveniente dalla lavorazione del prosciuttificio.

L'impianto Citterio, in zona Poggio S. Ilario, oramai attivo, a cui si sono opposti a suo tempo comitati ambientali, è stato appunto autorizzato dal comune felinese e dalla Provincia oltreché da Ausl e Arpa, anche se avrebbe dimostrato problematicità di funzionamento tecnico, immissioni di sostanze nocive nell'aria e sversamenti di grasso rinvenuti nel Rio limitrofo, 30.000 volte al di sopra della norma (documentati da Arpa) che contenevano anch'essi valori superiori alle normative per la domanda chimica d'ossigeno, segno di reazioni chimiche ancora in atto. Gli abitanti di zona inoltre lamentano un ammorbante odore nell'area limitrofa.

Paradossalmente negli stessi anni in cui il Comune di Felino si opponeva all'impianto a biogas dell'azienda agricola "La Grande"  "della potenza di 999 Kw, che prevede di utilizzare deiezioni zootecniche (liquami di stalla), colture dedicate (mais) ed altre biomasse prodotte dall'azienda", promuoveva attraverso svariati documenti un "impianto di cogenerazione a biomassa della potenza di 900 Kw abbinata ad una rete di teleriscaldamento locale" (Sintesi non tecnica- Apea Pilastro, marzo 2012) oltre ad "impianti di adduzione, distribuzione e smaltimento (…) impianti per il trattamento dei rifiuti e simili, realizzati da parte degli organi e dagli enti istituzionalmente competenti nonché dalle aziende concessionarie di pubblici servizi"(variante al Piano Regolatore Generale, marzo 2014), con la precisazione che "particolare attenzione dovrà essere posta per i depositi e stoccaggi di rifiuti pericolosi" (variante parziale allegato 12 NTA del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, marzo 2013).

Questo tipo di progettualità recepita e approvata dal Comune di Felino rientra in una pianificazione territoriale ben più ampia "Schema di Accordo Territoriale Generale" sottoscritto da 19 comuni del Distretto Agroalimentare del Prosciutto di Parma. Tale accordo prendendo spunto dal Decreto Legislativo N° 112/98 per la disciplina autonoma "con proprie leggi" da parte di Regioni e di Provincie riguardo alle aree industriali e alle aree ecologicamente attrezzate (APEA) e, in attuazione della Legge Regionale n°20 del 2000 di "Accordo Territoriale tra Provincie e Comuni per concordare obbiettivi e scelte strategiche" individua con un Accordo Quadro nel 2008 in località Pilastro la realizzazione di un' Apea (area produttiva ecologicamente attrezzata), area sovracomunale dedicata ad attività agroalimentari che interessa i comuni di Langhirano e Felino. Titolare della funzione di indirizzo e controllo dell' Apea è la Provincia di Parma. Come ogni impianto a biomassa anche quello inserito nell'Apea, pur non utilizzando insilati che compromettono la produzione di Parmigiano Reggiano, produce tuttavia ogni anno tonnellate di inquinanti come: ossidi di azoto, polveri sottili (tra cui il noto pm10), tracce di diossine e altre sostanze che creerebbero danni alla salute e all'ambiente, oltre ad incidere sulla qualità dei prodotti agricoli.

Eppure è proprio l'amministrazione comunale che, nel lungo iter volto a contrastare l'impianto di biogas della azienda agricola "La Grande" individua 3 argomenti ostativi: appesantimento del traffico veicolare, profilo gestione acque, profilo mitigazione impatti ambientali per le emissioni in atmosfera. Nessuno di questi motivi sembra esser stato preso in considerazione nella valutazione del progetto Apea. L'insieme del disegno dell'area Apea comporterebbe invero una vasta cementificazione dell'area con sottrazione di terreno agricolo, adduzione di rifiuti (discarica) e biomassa che incrementerebbero il traffico pesante oltre ad inquinare aria, acqua e terreno.

Noto oramai che la nostra zona parmense, insieme a molte altre della regione, rientra in quelle aree denominate "zone rosse" in cui si ha il concomitante superamento dei livelli normativi sia per PM10 che per NO2 (diossido di azoto). In considerazione di tale situazione andrebbero adottate piuttosto strategie volte alla mitigazione dei fattori inquinanti già presenti per una tutela umana e territoriale. 

Ritornando alla sentenza del Tar emerge che nel 2012 "la Provincia di Parma, pur dando atto del parere sfavorevole del Comune di Felino e della Ausl, ha espresso motivato parere favorevole in merito alla VAS  (Valutazione Ambientale Strategica )" presentata dall'azienda agricola "La Grande". Il parere positivo della Provincia non ha potuto essere preso in considerazione in quanto il Comune ha omesso la pubblicazione e il deposito dello screening (valutazione propedeutica) per la verifica e di assoggettabilità a VAS. Tale mancato deposito, giudicato in maniera "deprecabile" dal Tar stesso, ha comportato l'annullamento "in forma di autotutela" da parte della Provincia del parere favorevole -precedentemente espresso- della documentazione VAS. A seguito di ciò l'azienda ha dovuto ripresentare la documentazione che si è vista in questo caso bocciare in quanto non sostenibile dal punto di vista economico ed ambientale.

La sentenza del Tar ha condannato così l'azienda agricola "La Grande" al pagamento di spese di giudizio di 10mila euro al Comune di Felino, 10 mila euro alla Provincia di Parma e 6 mila in favore dei proprietari di aziende limitrofe che si erano costituiti in giudizio.

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Tanto premesso per chiarire le possibili ambiguità che può generare la notizia, vale a dire che non vi sia più l'intenzione di costruire impianti a biomassa per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti in zona quando invece il Comune di Felino, che ha impedito la costruzione di una  biomassa all'azienda privata "La Grande", continua a perseguire le scelte in linea con le amministrazioni precedenti di costruire questo tipo di impianti -a partecipazione pubblica- nella progettazione di Apea, oggetto di discussione anche nei recenti consigli comunali.

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