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Felino, nasce il comitato contro il cogeneratore ad olio animale

Il cogeneratore di Poggio S. Ilario presentato da Citterio come impianto 'green' ha indotto la rete ambientalista alla fondazione di un comitato di lotta ad hoc. Citterio: "Nessun rischio di inquinamento"

Ancora un impianto contestato dai cittadini. Il cogeneratore ad olio animale che la Citterio sta per costruire a Poggio San Ilario ha scatenato le ire degli ambientalisti che hanno comunicato ieri la nascita di un nuovo comitato di lotta: il Comitato no cogeneratore a olio animale al Poggio. Tra le ragioni principali per le quali il gruppo di attivisti contesta l’istallazione dell’impianto ci sarebbe l’emissione, denunciata dal Comitato, di ossidi di azoto nocivi per la salute umana. La Citterio sottolinea: "Rischi di inquinamento non ce ne sono in modo più assoluto".

“Usare i grassi colati come combustibile – spiega il comitato - in un motore causa emissioni di ossidi di azoto in misura superiore al gasolio, e emissioni del ‘particolato’, anche noto come ‘polveri sottili’. Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale; grazie alla piccolissime dimensioni queste particelle possono raggiungere  laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasportano. Questo pulviscolo inoltre ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle radiazioni solari, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione del vapore acqueo, cioè favorisce smog e nebbie”.

LA POSIZIONE DI CITTERIO. ReteAmbiente critica il cogeneratore Citterio: "è nocivo"
"Produciamo prosciutto e lo mettiamo in vaschetta - spiega il direttore dello stabilimento di Felino - su 10 chili di solito riusciamo a recuperarne al massimo 5,5, il resto è scarto. Cotenna, ossa e grasso che trattati possono essere trasformati in un olio per produrre energia. Bioenergia. Rischi di inquinamento non ce ne sono in modo più assoluto. Il motore di questo impianto non inquina più di un camion che passa per la strada. Non faremmo mai un impianto che emette agenti tossici a fianco della sede di produzione, non è nella nostra politica".

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L’idea di costituire un comitato di lotta contro il cogeneratore della Citterio nasce dall’incontro ufficiale avvenuto venerdì scorso tra l’ingegnere della Citterio Petronio ed alcuni attivisti del coordinamento Rete Ambiente. Le risposte fornite dall’azienda hanno provocato maggior scetticismo nei militanti tanto da far affermare a fine incontro la necessità di “costituire un comitato che si opponga a tale scempio che, tra l'altro, sarebbe il primo in Regione e per di più in una zona vocata all'agroalimentare di pregio. Pensiamo altresì che l'amministrazione comunale debba fare un passo indietro e negare ogni autorizzazione al progetto”.

Le domande su cui il comitato richiama l’attenzione coinvolgono infatti in prima istanza le istituizioni “Perché le nostre amministrazioni  pubbliche  e  sanitarie – si chiede il Comitato -  permettono la realizzazione di questi impianti nei nostri centri abitati? Perché si permette ad una industria alimentare che produce cibo che noi consumiamo tutti i giorni di costruirsi a fianco un impianto tanto inquinante? Perché espongono le nostre famiglie, i prodotti della nostra terra a questo inquinamento? Che  sviluppo sostenibile, quale tutela ambientale ci può mai essere se si bruciano prodotti più inquinanti di quelli attualmente usati?”.
 

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