Fidenza, comandante dell'Arma trasferito: aveva 27mila euro di debiti

L'ex comandante del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Fidenza aveva i debiti con alcuni artigiani per la ristrutturazione della casa. Il Comando Generale dell'Arma lo ha trasferito "preso atto dell'opinione serpeggiante nella collettività e fra i colleghi di reparto circa tali episodi"

Le voci di paese non sempre sono solo voci. Questa in sintesi la “morale” della vicenda che ha visto opposti davanti al Tar di Parma l'ex comandante del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Fidenza, B. L., e il Comando Generale dell'Arma. Al centro della contesa il trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale di B. L., disposto dai superiori a causa di voci, appunto, che gli attribuivano ingenti debiti nei confronti di alcuni artigiani locali. Voci che hanno trovato puntale conferma quando è stato presentato un esposto da una delle aziende creditrici.

La vicenda ha avuto inizio nel 2009 quando il maresciallo - B.L. - contatta C.C., proprietario di un'impresa edile, per proporgli un affare immobiliare: l'acquisto di una palazzina, ad Alseno, di proprietà di una vedova che il comandante dell'Arma conosceva. Come compenso per la mediazione immobiliare B.L. chiede alla ditta di eseguire i lavori di ristrutturazione della sua abitazione, lavori del valore di 22mila euro circa per cui la stessa impresa presenta la regolare fattura nel mese di agosto del 2011, dopo aver eseguito la ristrutturazione tra il 2009 e il 2010.

Fin qui nulla di strano e tutto in regola, se non fosse per il fatto che nella stessa circostanza il proprietario della ditta edile manda a casa del maresciallo, su richiesta dello stesso, un idraulico e un muratore per eseguire nuovi lavori che quindi prevedevano un ulteriore compenso, una cifra pattuita ma mai pagata da B.L.

E' proprio in seguito a questa vicenda che C.C. decide di presentare un esposto all'Arma dei Carabinieri per denunciare il mancato pagamento delle fatture da lui emesse. Da quel momento partono le indagini che portano il Comandante del reparto operativo, incaricato di svolgere tutti gli approfondimenti del caso, a scoprire che il maresciallo aveva contratto ulteriori debiti per la ristrutturazione della propria casa con altre due aziende artigiane del territorio portandolo a maturare un debito totale di 27 mila euro.

Così il 29 novembre 2011 per il comandante dell'Arma viene deciso il trasferimento con questa motivazione: "preso atto dell'opinione serpeggiante nella collettività e fra i colleghi di reparto circa tali episodi, noti sul territorio e sfavorevolmente considerati, ha concluso per l'opportunità di trasferire il maresciallo onde tutelare il prestigio e l'immagine dell'amministrazione pesantemente danneggiati da tali voci, nonché per evitare di produrre discredito e perdita di fiducia all'interno dell'Arma, specie da parte dei sottoposti".

Il 2 luglio scorso la vicenda è stata dibattuta davanti al Tar che ha rigettato il ricorso di B. L. e ha dato, sostanzialmente, piena ragione all'operato dell'Arma.

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