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Fidenza Village: la Guardia di Finanza scopre quote "non ammissibili" per 7 milioni e 200 mila euro

La cifra farebbe riferimento a un periodo che va dal 2010 al 2014, quando la ditta che gestisce l'outlet - la VR Milan Srl - avrebbe dichiarato quote di ammortamento per il mantenimento degli immobili, che in realtà spettavano agli affittuari delle attività commerciali

Un contenzioso che va avanti da anni tra la ditta VR Milan Srl, che gestisce il Fidenza Village, e una delle ditte che gestisce uno di negozi presenti all’interno dell’outlet, la Saldarini 1882, ha portato la Guardia di Finanza del nucleo tributario di Parma a contestare alla VR Milan Srl 7 milioni e 200 mila euro per dichiarazioni infedeli riconducibili agli anni che vanno dal 2010 al 2014 per elementi passivi non deducibili. Il verbale è stato elevato l’8 settembre scorso e dalla Guardia di Finanza spiegano che si tratta di un’operazione conclusa da tempo, frutto dei controlli che vengono svolti nelle attività e nelle aziende su tutto il territorio. Controlli che questa volta hanno portato a scoprire un sistema che pare essere messo in atto in diversi outlet e centri commerciali in tutta Italia.

Infatti sembra che la ditta che gestisce il Fidenza Village stipuli con i gestori degli spazi commerciali dei contratti capestro nei quali vengono ceduti in affitto rami aziendali. In caso di recessione dal contratto da parte della ditta proprietaria degli spazi quella che la gestisce deve liberarli e licenziare tutti i suoi dipendenti. La Saldarini però ha deciso di opporsi alla decisione ricorrendo al Tribunale di Parma e contestando la validità di questo tipo di affitto, mentre i dipendenti hanno impugnato il licenziamento rimettendosi al giudizio del Tribunale del Lavoro. La società VR Milan Srl, invece, sosterrebbe che tra le due parti intercorre n normale contratto di affitto ad uso commerciale. Questa diatriba, che non è ancora giunta la termine dal punto di vista giuridico ha però prodotto le indagini delle Fiamme Gialle che hanno rilevato che l’azienda proprietaria avrebbe dedotto dal 2010 al 2014 le quote di ammortamento per il mantenimento degli immobili dell’outlet, quote di cui invece, per quanto prescritto dalle norme tributarie, si dovrebbe occupare l’affittuario. 

Una vicenda complessa dal punto di vista fiscale che sta producendo degli strascichi anche dal punto di vista politico a Fidenza.

LA REPLICA DEL COMUNE DI FIDENZA - Relativamente alla nota della Saldarini 1882 pubblicata sul sito Parmatoday.it nella serata del 26 maggio 2016 ed alle relative “precisazioni” si ritiene opportuno fare presente che:
1) al Comune di Fidenza non risultano, citiamo, “le pratiche illecite a cui sono sottoposti gli esercenti…”;
2) il Comune di Fidenza prende atto del contenzioso che contrappone la ditta Saldarini 1882 con la società di gestione del Fidenza Village e, come di prassi, adeguerà i suoi comportamenti alle decisioni dell’Autorità Giudiziaria;
3) il Comune di Fidenza non ha alcuna intenzione di interferire con detto contenzioso e non saranno di certo le estemporanee dichiarazioni a mezzo stampa della ditta Saldarini a fargli cambiare atteggiamento, con il che si ritiene di non discettare sulle improprie ed anche contraddittorie dichiarazioni pseudo giuridiche di tale ditta che, per quanto concerne la posizione del Comune, ha già ottenuto, da ultimo, le adeguate ed articolate risposte con la nota comunale del 28 aprile 2016.

LE PRECISAZIONI DI SALDARINI - Ho letto con interesse i vostri articoli sul contenzioso inerente i contratti d’affitto di “finti rami d'azienda” imposti dall'Outlet Fidenza Village ai propri affittuari. Nel ringraziare per l’interessamento a questa vicenda che ha riflessi di portata nazionale, Vi richiederei a nome della società che rappresento alcune precisazioni in merito ai fatti che ci riguardano :

Leggiamo quanto scritto da Parmaquotidiano.info sulle presunte minacce espresse dal Comune di Fidenza a non si sa bene chi. In altri articoli apprendiamo parimenti della “querelle politica” originatasi dall’accertamento della Guardia di Finanza contro il Fidenza Village che si avviò da due nostre querele alla Procura di Parma. Saldarini 1882 si rammarica che parti politiche avverse strumentalizzino a proprio uso le vertenze da noi avviate contro il Fidenza Village e soprattutto contro i licenziamenti illegittimi imposti agli affittuari nei contratti non registrati nelle forme di Legge rinvenuti dalla Guardia di Finanza su nostra segnalazione.

La vicenda processuale è grave e riguarda i circa 1.000 lavoratori fidentini impiegati nei punti vendita del Fidenza Village, e le pratiche illecite a cui sono sottoposti gli esercenti che hanno investito risorse portando ricchezza e visibilità al territorio grazie all’attrattività dei propri marchi. Nei giorni passati, Saldarini 1882 non ha intrattenuto alcun contatto con la stampa, e non ha diffuso alla stampa alcuna informazione sui propri rapporti col Comune, che pur sono stati condivisi nelle sedi giudiziarie competenti e nell’ambito di propria attività sindacale e/o datoriale.

Saldarini 1882 non intende entrare nel merito dei fatti segnalati dal Sindaco Massari nel suo comunicato stampa che contiene imprecisioni, contraddizioni e finanche informazioni inesatte. Saldarini 1882 conferma invero di essersi rivolta già nel 2014 all’Amministrazione fidentina nelle persone del Dirigente Signor Gilioli e del Sindaco Massari. Saldarini 1882 ritiene di aver agito correttamente ricordando che “Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa” ( art. 357 codice penale ).

La segnalazione dei comportamenti illeciti del Fidenza Village che la Saldarini 1882 fece all’Amministrazione fidentina, trova con ciò nel Dirigente Signor Gilioli e nel Sindaco Massari i suoi naturali interlocutori, preposti a valutare fatti che riguardano direttamente il Comune, i suoi procedimenti ed i rapporti amministrativi col Fidenza Village, e soprattutto gli abusi subiti dalla comunità dei lavoratori fidentini addetti nei negozi del complesso immobiliare di Chiusa Ferranda. La correttezza di tale convinzione ci sembra suffragata da copiosa giurisprudenza ferma nell’indicare che “La qualifica di pubblico ufficiale, ai sensi dell'art. 357 c.p. (come modificato dalle leggi 86/1990 e 181/92), deve esser riconosciuta a quei soggetti che, pubblici dipendenti o semplici privati, possono e debbono - quale che sia la loro posizione soggettiva - formare e manifestare, nell'ambito di una potestà regolata dal dirittopubblico, la volontà della p.a., ovvero esercitare, indipendentemente da formali investiture, poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, disgiuntamente e non cumulativamente considerati”. (Cassazione penale 7 giugno 2001)

In ordine alla falsità della certificazione SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) con cui il Fidenza Village in data 22 luglio 2014 ha comunicato al Comune il proprio (inesistente) inizio di attività di vendita al pubblico di prodotti di abbigliamento, pare opportuno ricordare che :

? come indicato sul modello precompilato del Comune, detta autocertificazione è rilevante penalmente in caso di sua falsità ai sensi dell’art. 76 del DPR 445/2000;

? la falsità della dichiarazione di Fidenza Village ( l’avvio di attività commerciale nei “nostri locali” ) è paradossalmente certificata dall’ispezione della Polizia Annonaria che rilevando il prosieguo della nostra attività commerciale nella piena disponibilità dell’unità immobiliare, anziché censurare la falsità della Segnalazione Certificata di Inizio Attività del terzo, ci comminò un abnorme sanzione per “esercizio di attività commerciale in assenza di licenza commerciale”;

? Fidenza Village non ha mai avuto neppure un solo dipendente, e non ha mai esercitato attività di commercio al pubblico;

? è facoltà / dovere del Comune verificare la veridicità delle autocertificazioni SCIA con cui il privato segnala di aver avviato un’attività commerciale;

? il provvedimento amministrativo del Comune è stato annullato dal Giudice di Pace, accogliendo le nostre tesi sulla sua abnormità, che troppo strideva con l’inesistente e falso inizio di attività dichiarato dal Fidenza Village al Comune.

Il fatto che il Comune non si sia costituito in opposizione al ricorso per l’annullamento della sanzione, e quindi abbia scelto di non appellare e lasciar passare in giudicato la sentenza che aveva ricostruito la realtà storica dei fatti, risulta significativo. Il fatto che la cosiddetta riforma Bersani abbia eliminato l’esistenza delle licenze commerciali (e del loro rilascio e/o voltura da parte del Comune) per gli esercizi commerciali di vicinato ( tali sono i negozi del Fidenza Village ), e la delibera consigliare n. 52 del 26 settembre 2012 del Comune di Fidenza, sono assorbenti di ogni altra considerazione in merito al bizzarro provvedimento amministrativo con cui l’Amministrazione pretende / pretendeva di aver “volturato” al Fidenza Village qualcosa che per Legge non esiste più, ovvero l’autorizzazione di commercio al pubblico. L’inesistenza dell’oggetto del provvedimento amministrativo, determina la necessaria nullità del suo atto traslativo ( della licenza ), e del verbale sanzionatorio che ne è disceso.

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