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"Mio figlio dipendente dall'azzardo: così ho perso tutto"

Anna (nome di fantasia) ha scelto di raccontarci la sua storia: l'arrivo a Parma, l'amore per il figlio senza lavoro per anni e il tunnel in cui è caduto: "Ha giocato 30 mila euro e io ho perso anche il lavoro per lui: ora spero nel futuro"

"Vi voglio raccontare la mia storia perchè credo sia importante per tutte le persone che hanno a che fare con qualcuno che gioca d'azzardo e non riesce a smettere". Anna (nome di fantasia) mentre aspetta il figlio al Sert di Parma ci parla dell'esperienza che le ha segnato la vita.

"Sono nata 65 anni fa in provincia di Cagliari e mi sono trasferita a Parma, dove ho lavorato per trent'anni come addetta alle pulizie. Quando mi trasferii nella vostra città avevo 30 anni, un figlio di 5 anni e una scommessa davanti a me. Riuscire a vivere, da sola con mio figlio e farlo crescere felice. Non avrei mai immaginato che succedesse quello che poi è successo: perdere tutto a causa sua, compreso il mio lavoro". 

Suo figlio come ha iniziato a giocare? "Mio figlio, dopo la maturità e l'Università non ha trovato lavoro ed ha continuato a vivere in casa con me. Entrambi vivevamo grazie al mio stipendio da addetta alle pulizie, impiegata presso varie cooperative di Parma e provincia con un'attività di lavoro sostanzialmente più o meno fissa e che mi garantiva un guadagno degno. Nel corso degli anni mio figlio ha fatto di tutto, non si può dire che non si impegnava: lavori saltuari anche in campo agricolo, faceva tutte le stagioni della raccolta del pomodoro, ha lavorato anche come saldatore in varie ditte della provincia. Poi, per una serie di fattori, si è ritrovato per due anni a non fare nulla. E lì ha preso il vizio del gioco. E' iniziato tutto per caso: un giorno mi ha detto che aveva provato a giocare in tabaccheria ma che non le era piaciuto per niente". 

E poi cos'è successo? "Nei mesi successivi, mentre la situazione lavoratoriva peggiorava, nel senso che non c'era nessun lavoro in vista per lui, mio figlio ha cominciato a sentirsi in colpa e a dire che avrebbe voluto vincere per contribuire in qualche modo alle spese famigliari. Così ha iniziato a giocare tutti i giorni, per inseguire una possibile vittoria. Ma io sapevo che non era reale e glielo dicevo. Ma lui continuava a chiedere soldi per giocare. Ad un certo punto la situazione gli è sfuggita di mano: io non gli davo più soldi ma lui in qualche modo li trovava e giocava. Ha giocato tantissimi soldi: lui aveva il conto insieme a me e non sono riuscita ad interromperlo in tempo. Lui prelevava soldi e gli giocava, senza il mio permesso. Poi quando mi ha detto che aveva smesso mi sono fidata (di un figlio ci si fida sempre) ma non era così. Lì è iniziato il dramma". 

Quanti soldi ha giocato suo figlio, perdendoli? "Circa 30 mila euro, utilizzati per giocare compulsivamente alle macchinette, senza mai una vincita significativa. E' una dipendenza patologica: quando l'ho scoperto l'ho obbligato a farsi seguire dal Sert, che può aiutare in casi di questo genere. Io, per stare dietro a lui, ho dovuto abbandonare anche il lavoro: nessuno mi ha aiutato e non era possibile lasciarlo solo, nemmeno per qualche ora. Lui avrebbe ricominciato a giocare, anche con soldi che si faceva prestare da persone poco raccomandabili". 

Come state cercando di risollevarvi? "Con la frequentazione del Sert la situazione è nettamente migliorata, io ho ripreso a fare pulizie in città e spero che il lavoro aumenti e che anche mio figlio ne trovi uno dignitoso. Non ne faccio una colpa a mio figlio: molte persone si trovano in situazioni analoghe alla sua e, come per la droga, la responsabilità non è solo delle persone che cadono nel tunnel". 

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