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Fornovo. Diritti in Casa: 'Il regolamento case popolari penalizza giovani e migranti'

La Rete Diritti in Casa ha incontrato, sabato pomeriggio, le famiglie sotto sfratto nel paese della provincia per uno sportello informativo allargato e pubblico. Gli attivisti e le attiviste criticano il regolamento per l'assegnazione delle case popolari

Assemblea sull'emergenza abitativa a Fornovo. La Rete Diritti in Casa ha incontrato, sabato pomeriggio, le famiglie sotto sfratto nel paese della provincia per uno sportello informativo allargato e pubblico. Gli attivisti e le attiviste criticano il regolamento per l'assegnazione delle case popolari. 

LA NOTA DELLA RETE DIRITTI IN CASA- "Sabato 6 giugno si è tenuta a Fornovo presso sala civica Foro Boario l’assemblea promossa dalla Rete Diritti in Casa di Parma in merito all’emergenza abitativa nello stesso comune della Val Taro. Sono attualmente 13 gli sfratti in fase di esecuzione a Fornovo, un numero spropositato se rapportato alla popolazione residente e se comparato con altri comuni della provincia. Nel corso dell’assemblea sono emerse diverse problematicità specifiche del Comune di Fornovo. Innanzitutto si è rilevato che negli ultimi decenni non ci sono stati interventi in merito alle politiche abitative e le ultime costruzioni di edilizia sovvenzionata risalgono al 1986. Non risultano altri interventi edificatori specifici e l’unico tardivo tentativo messo in moto ultimamente dall’amministrazione Grenti fa leva sui privati (affitti garantiti). Nel frattempo è stato approvato (dicembre 2009) un regolamento per le assegnazioni delle case popolari che penalizza gravemente i giovani e i migranti, cioè proprio le categorie che più spesso presentano domanda di assegnazione.

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Con questo regolamento per esempio si premia con punteggi spropositati chi da più tempo abita nel comune (fino a 6 punti in più) o chi ha versato per più anni contributi Gescal (fino a 4 punti in più per chi ha versato questo tipo di contributi estinti nel 1998) . Poca considerazione viene invece attribuito al disagio economico (1 solo punto per chi ha un’incidenza del canone sul reddito fino al 70%), alle famiglie numerose e alle famiglie a reddito basso. In pratica un regolamento costruito su misura per gli anziani (5 punti in più per anziano sopra i 75 anni), certo meritevoli di assistenza ma solo nel caso fossero in situazione economica difficile. Altre criticità rilevate sono state l’apertura dei servizi sociali solo su appuntamento mentre fino a un anno fa lo sportello era sempre aperto anche per le emergenze, e un atteggiamento generale di chiusura verso i migranti, ripetutamente invitati a tornare al loro paese anche se residenti in italia da decenni, con figli nati in italia e con reti di servizi e relazionali interamente definite sul territorio. (scuola amicizie ecc). Per le famiglie sotto sfratto la prospettiva, come da dichiarazioni sulla gazzetta di Parma del 15 aprile 2015 dell’Assessore Corsi, l’unica prospettiva sembra essere quella della separazione del nucleo con l’inserimento in struttura protetta delle madri e dei minori (obbligatorio per legge) con un costo non indifferente per la collettività (da 1500 a 2500 euro al mese a famiglia). Questo tipo di soluzione è particolarmente inviso alle famiglie appunto perché causa la separazione dei nuclei ed è molto costoso. Possibile che si debba arrivare a queste soluzioni a fronte di un’emergenza ben conosciuta da tempo?" 

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