Madre e figlia trovate morte in via Marzabotto: omicidio-suicidio?

Francesca Gabbi, infermiera di 43 anni, era riversa in un lago di sangue; Tullia Mussi, la madre 70enne, è stata trovata impiccata in uno sgabuzzino. Dallo stato dei corpi pare fossero morte da almeno una settimana

Uno dei due corpi portati fuori dall'appartamento di via Marzabotto

I corpi di due donne sono state trovati senza vita in un appartamento al primo piano di via Marzabotto al civico 2. Le vittime sono Francesca Gabbi, infermiera dell'ospedale Maggiore di 43 anni, e sua madre Tullia Mussi, settantenne. Molti elementi fanno pensare che si tratti di un caso di omicidio-suicidio. La figlia è stata trovata riversa a terra in sala da pranzo con una macchia di sangue attorno al corpo; in uno sgabuzzino, impiccata, c'era invece l'anziana madre. I due corpi erano in avanzato stato di decomposizione e questo fa pensare che la morte sia sopraggiunta almeno una settimana fa. Sembrerebbe confermare l'ipotesi dell'omicidio-suicidio anche il ritrovamento di un bigliettino d'addio.

A chiamare i soccorsi i vicini di casa che intorno alle 9,45 hanno sentito un odore insopportabile provenire dalla casa delle due donne. Il condominio è abitato da numerose famiglie e i vicini che stavano rientrando in casa hanno detto che si trattava di persone "normalissime". I carabinieri hanno contatto un parente delle vittime, un cugino di Francesca Gabbi, che ha confermato che le due vivevano una vita molto appartata con pochi contatti con l'esterno. La vittima più anziana ha lasciato probabilmente anche una sorella che vive a Parma.

I Ris, dopo il sopralluogo, hanno riferito che l'unica cosa certa è che sia morta prima la figlia e poi la madre, I corpi ora verranno sottoposti ad autopsia per stabilire la dinamica esatta delle morti, tutte e due avvenute in modo violento. I vicini riferiscono che il forte odore si sentiva da circa due giorni nelle scale e negli altri appartamenti. Dopo tutte le verifiche che si fanno in questi casi togliere i corpi delle due donne non è stato semplice: sono stati necessari sette uomini.

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foto: Christian Donelli

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