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Maxi furto in azienda scoperto grazie ad una lite: 43enne messo nei guai dal suocero

G.G. dipendente dell'azienda è stato denunciato per furto aggravato. Il suocero, con il quale aveva litigato, ha telefonato alla ditta, sostenendo che il genero aveva rubato del materiale ed inviandogli le foto via WhatsApp

I giorni scorsi l’amministratore delegato di una importante società con sede a Parma si è recato presso gli Uffici della Squadra Mobile rappresentando una problematica che riguardava un dipendente. In particolare il dirigente d’azienda riferiva che un suo collaboratore era stato contattato telefonicamente in azienda da un sedicente “Paolo” il quale si presentava come suocero di G.G., dipendente da circa dieci anni della azienda come collaudatore. L’interlocutore riferiva che suo genero, negli anni, aveva portato a casa varia attrezzatura e materiale che proveniva dalla ditta, asserendo che si trattava di oggetti che erano destinati alla discarica. Il suocero, precisando che il genero aveva un brutto carattere, chiedeva conferma che il materiale giunto nel suo garage fosse o meno sottratto all’azienda ed a tal proposito inviava tramite Whats App al responsabile dell’azienda alcune foto e filmati del materiale in argomento.

Dalla visione delle immagini venivano riconosciuti alcuni pezzi di macchinari soggetti a brevetto aziendale ed ancora in progettazione che non potevano essere stati acquistati in alcun posto. Il responsabile dell’azienda confermava al sedicente “suocero” che parte del materiale fotografato era sicuramente sottratto all’azienda chiedendo un incontro per visionare la merce al fine di essere più precisi, incontro che veniva fissato per il 2 maggio seguente. La mattina del 2 maggio il suocero telefonava in ditta riferendo che il genero, durante il weekend aveva fatto sparire tutta la merce che in precedenza era riposta all’interno del suo garage e che, pertanto, ormai era tutto inutile. Presentata denuncia contro ignoti da parte dell’amministratore dell’azienda, gli investigatori della Sezione Antirapine effettuavano una verifica sul numero telefonico utilizzato per contattare l’azienda, accertando che si trattava di una utenza effettivamente riconducibile al suocero di G.G..

Richiesto ed ottenuto in brevissimo tempo un decreto di perquisizione alla Procura della Repubblica di Parma, mercoledì scorso gli Investigatori della Sezione Antirapine si sono presentati presso l’azienda in argomento ove hanno prelevato G.G. e dopo averlo informato del motivo per cui era presente la Polizia, lo stesso negava di aver mai sottratto alcunché dall’azienda. Accompagnato presso la propria abitazione sita in altra provincia, lo stesso ammetteva di aver prelevato in ditta “qualcosa ogni tanto” in quanto voleva crearsi una piccola officina ed in seguito consegnava agli investigatori un ingente quantitativo di attrezzatura e materiale sottratto all’azienda di cui è dipendente e fino a pochi giorni fa stimato ed apprezzato.

In considerazione del ingente quantità di merce sequestrata, veniva richiesto l’intervento di personale dell’azienda in argomento che giungeva sul posto con furgone e dopo aver confermato che, effettivamente, era merce ed attrezzatura aziendale, si procedeva a caricarla ed a trasportarla in Questura per un esatto inventario. Tutto il materiale sequestrato, del valore di oltre 20.000 euro, veniva poi restituito all’amministratore dell’Azienda. G.G. di anni 43 veniva indagato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica per il reato di furto aggravato continuato.

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