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Furto al furgone portavalori: Caiazzo condannato a 4 anni e 8 mesi

L'accusa aveva chiesto 6 anni, ma il giudice ha escluso l'aggravante del furto con destrezza. Il risarcimento è pari a 3 milioni 800mila euro, la somma del bottino aumentata di 100mila euro per i danni all'Ivri

E' stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione Rosario Caiazzo, 43 anni, ex vigilante dell'Ivri che a novembre mise a segno un colpo da 3milioni e 700mila euro senza impugnare un'arma e senza usare violenza. Caiazzo, stando a coloro che hanno assistito alla lettura della sentenza del gup Paola Artusi a Parma, è rimasto impassibile di fronte alla sua condanna. La sentenza, con rito abbreviato, ha tenuto conto dello sconto di un terzo previsto dalla legge.

L'accusa aveva chiesto sei anni di reclusione ma il gup ha escluso l'aggravante del furto con destrezza. Il giudice si è riservato invece sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali, Federico De Belvis e Nicola Tria. La riserva sarà sciolta tra 5 giorni. Ingente l'ammontare dei danni: identico al bottino che Caiazzo, per gli inquirenti, deve aver nascosto in attesa di uscire dal carcere. Aumentato però di 100mila euro, quelli richiesti dall'istituto di vigilanza (di cui era dipendente) per danni all'immagine. Caiazzo potrebbe restare in carcere ancora un anno e poi chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali e uscirne (visto che ha già scontato oltre 7 mesi). Sarebbe questo infatti, secondo una ricostruzione 'maliziosa', il piano ultimo del vigilante che è riuscito a mettere a segno uno dei colpi più consistenti della storia parmigiana.

Caiazzo si allontanò col furgone portavalori di cui era capo auto dopo aver convinto i due colleghi di avere un malore. Quel giorno l'uomo si era trovato una quantità di danaro inusuale per il giro coperto. A bordo del mezzo c'erano infatti anche i soldi che la Banca d'Italia di Piacenza aveva chiesto all'Ivri di raccogliere: circa un milione e mezzo di euro. Caiazzo lasciò i colleghi a piedi nel centro Cavagnari di Cariparma e poi abbandonò il furgone in una zona poco frequentata dove preventivamente aveva lasciato la propria auto. Qualche giorno dopo si consegnò ai carabinieri con 10.000 euro in tasca e l'aspetto stravolto.

"I soldi che avevo nascosto non li ho più trovati", disse ai militari. Naturalmente nessuno gli ha creduto, tanto è vero che tra le imputazioni contestate a Caiazzo c'é sì l'appropriazione indebita, ma in concorso. Anche se, nessuno, è riuscito ad individuare i complici.

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