Rifiuti, Gcr contro Repubblica e Gazzetta: "Usano carta non riciclabile"

L'associazione: "La carta di questi quotidiani, una volta avviata a riciclo, è di bassa qualità, non può essere impiegata per fare nuova carta per giornali e quindi ha un valore di mercato più basso"

La Repubblica

Non sono solo l'inceneritore e la raccolta differenziata i chiodi fissi dell'associazione Gestione Corretta Rifiuti. Un tema fondamentale è il riciclo/riutilizzo dei materiali e quelli della Gcr non perdono occasione per sottolinearlo. A finire sotto l'occhio vigile dell'associazione, stavolta, è stata la carta stampata. Ed in particolare quella dei quotidiani.

"Ci è capitato qualche tempo fa di interloquire con il responsabile tecnico di un centro stampa di quotidiani del nord Italia - si legge in una nota della Gcr - ed inevitabilmente il discorso è caduto su quali tipologie di carta vengono utilizzate, sulle tecnologie di stampa in essere e sulle percentuali di carta riciclata che vengono impiegate nella stampa dei quotidiani.
La persona in questione lavora da anni nel settore e, conoscendo vita, morte e miracoli degli altre aziende 'concorrenti', ci ha spiegato come quasi tutti i quotidiani vengano stampati utilizzando carta riciclata".

"In Italia però - continuano i 'no termo' - ci sono alcune tecnologie di stampa che pregiudicano la qualità e la possibilità di recupero della carta, a causa della difficoltà di disinchiostrare i fogli.
La tecnologia si chiama 'flessografica' e, sebbene sia rifiutata per legge in paesi come Germania e Francia, in Italia ha preso piede in alcuni quotidiani, tra cui Repubblica, che con questa metodologia stampa tutta la sua tiratura (quasi 600milacopie)".

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Secondo l'associazione, anche il Corriere della Sera (seppure solo per una piccola parte) e la Gazzetta di Parma utilizzano questo metodo.

"La carta di questi quotidiani, una volta avviata a riciclo, è di bassa qualità, non può essere impiegata per fare nuova carta per giornali e quindi ha un valore di mercato più basso. Ne consegue che le aziende tedesche ed austriache che trattano carta da macero non vogliono la carta italiana proprio perché il mercato italiano è 'inquinato' da Repubblica".

"Confrontandoci poi con aziende operanti nel recupero della carta proveniente da raccolte differenziate - dichiarano da Gcr - abbiamo avuto la conferma che la carta di Parma ha un valore di mercato inferiore perché deve essere sottoposta ad un trattamento di sbiancatura.
Il maggior produttore europeo di carta riciclata UPM Paper non riesce ad usare le partite di carta italiane, semplicemente perché nel momento del riciclo questo prodotto va a modificare il punto di bianco, ossia tende a mantenere il colore, obbligando ad aggiungere sbiancanti alla carta, oppure a far transitare la carta macerata attraverso delle vasche di decantazione, con conseguente aumento dei costi di lavorazione".

"Insomma - conclude la nota - un esempio di come errate decisioni a monte di un processo produttivo di beni o servizi possa incidere pesantemente sulle conseguenze della gestione dei rifiuti di una comunità di cittadini.
Un principio già enunciato da Micheal Braungart, in un affollato auditorium Paganini, proprio un anno fa, quando l’11 gennaio il chimico tedesco inventore della strategia dalla Culla alla Culla (Cradle to Cradle) spiegava come è possibile eliminare i nostri problemi di smaltimento di rifiuti solo pensando correttamente a come progettare i prodotti di uso comune".

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