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Cabina in Ghiaia, l’appello della drogheria Canali al sindaco: “Rischiamo la chiusura”

Una situazione intollerabile secondo i negozianti di Borgo Paggeria e dintorni per il degrado causato dalla cabina elettrica non ancora rimossa. Il video di protesta del titolare della drogheria che si appella al sindaco

Una dimensione di quartiere come pochi posti ormai rimasti a Parma, dove c’è ancora chi preferisce affidarsi al droghiere per un consiglio sul prodotto più adatto per lavare capi delicati o l’ingrediente per rendere più cremosa una farcitura. Una realtà, la drogheria Canali di Borgo Paggeria, che rischia di scomparire viste le pesanti ricadute economiche degli ultimi anni. Il titolare Pietro Polzella  che con suo padre Carmine e sua sorella Giovanna nel 2003 ha rilevato l’attività nata nel 1944, non ci sta a dare le colpe alla crisi economica e punta il dito contro quella cabina in legno provvisoria mai rimossa nonostante i proclami delle istituzioni e le richieste dei commercianti. Un cantiere che si è protratto ben oltre i tempi previsti e che ha causato disagi non solo ai residenti ma a chi per anni ha lavorato in un quartiere considerato l’anima del mercato di Parma, la Ghiaia,  e che ora vede chiudere una dopo l’altra numerose attività.

“All’inizio per noi le cose andavano molto bene, siamo originari di Napoli e poter lavorare nel cuore pulsante della città era un forte stimolo per noi. Ma non appena iniziati i lavori è apparso chiaro che l’unico interesse fosse quello di realizzare parcheggi a discapito del commercio di Parma, snaturando una piazza storica. Lamentiamo il fatto che una volta terminati i lavori, iniziati nel 2006, l’impresa non ha rimesso tutto a posto creandoci non pochi disagi”. Il risultato più evidente è però la cabina elettrica che sarebbe dovuta essere posizionata solo provvisoriamente nella laterale della piazza invece, nonostante il termine dei lavori,non è stata rimossa e si trova ancora di fronte al negozio di abbigliamento John Walker a una distanza di appena 2 metri, limitando la visuale degli altri negozi della via.

“In 8 anni non c’è stato nessun intervento tempestivo, solo tanti proclami”, sottolinea Polzella. Effetti che non hanno tardato ad arrivare, una cabina piena di rifiuti, che costringe quotidianamente i commercianti a ripulire dalle deiezioni e dalla spazzatura lasciati nei dintorni, causati in parte anche dagli stessi residenti della zona. A ciò si aggiunge lo stato in cui versa la scalinata che collega via Mazzini a borgo Paggeria, vandalizzata e coperta di escrementi di piccioni. “Nonostante i 1800 euro che paghiamo all’anno tra spazzatura e Tasi, siamo costretti a occuparci anche della pulizia della strada”. Tra le ripercussioni, secondo Pietro e gli altri commercianti della zona, l’inevitabile chiusura delle attività, come è capitato a Bo Ya Shang Cheng, chiuso da due anni, a un centro estetico e soprattutto a una delle caffetterie storiche di Parma, il Bar Maria Luigia, rinomato per la qualità dei suoi cappuccini.

“Davanti a un quadro simile chi aprirebbe un’attività qui?” si chiede amaramente Pietro che rivolge la domanda all’amministrazione comunale, dopo l’ennesima richiesta di intervento che, a suo dire, si sarebbe potuto risolvere trovando il modo di spostare anche solo di pochi metri la cabina elettrica verso la scalinata principale della Ghiaia. “Sinora dalle istituzioni abbiamo avuto solo risposte palliative, con un rimpallo di responsabilità tra il Comune e Iren. Solo ora, dopo un video appello pubblicato su facebook ho ricevuto una risposta dal sindaco Pizzarotti, che ha ribadito che le responsabilità sulla presenza della cabina sono da imputare in gran parte a Iren. Noi però non ci accontentiamo di risposte di chi cerca di svincolarsi, vogliamo capire, anche in termini legali, di chi siano le responsabilità anche per valutare se ci siano gli estremi per un risarcimento per quanto abbiamo dovuto subire in questi anni”.

Una situazione difficile per il calo di clienti che secondo Pietro si attesterebbe al 50% in meno dall’inizio dei lavori, aggravata dalle difficoltà economiche per le spese a cui far fronte con inevitabili ripercussioni nei rapporti con fornitori storici. “Avevamo anche provato a chiedere a Iren una riduzione delle spese dei rifiuti vista la situazione di disagio e il netto calo di produzione, ma l’unica risposta che abbiamo avuto è stata di ridurre il magazzino con un intervento dal notaio – sottolinea Pietro -. Non so ancora per quanti natali potremo andare avanti in una situazione come questa, oltre alla crisi si sta lasciando a se stesso un quartiere importante per la città, favorendo l’ennesima apertura di centri commerciali senza pensare a tutelare le piccole e storiche attività al dettaglio che in tutti questi anni hanno contribuito a caratterizzare l’identità a Parma e che ora rischiano di scomparire”.

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