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Fragomeni, parla Maurizio Zennoni: 'Giacobbe è come un fratello, ma ora gli consiglio di smettere'

Il Maestro della Boxe Parma, responsabile nazionale dei tecnici del pugilato professionistico a Parmatoday: 'Ogni stagione ha i suoi frutti, di inverno non ci sono le fragole. Giacobbe è amato da tutti, ha avuto una carriera tosta di 27 anni. Io ero con lui"

Il nome Giacobbe Fragomeni da ieri 10 maggio è sulla bocca di tutti. Non solo nel mondo del pugilato. Dopo aver vinto sul ring tutto l'ex pugile della Boxe Parma ha vinto l'Isola dei Famosi. Giacobbe il 13 agosto compirà 47 anni: negli ultimi 27 anni ha lavorato con Maurizio Zennoni, Maestro della Boxe Parma, responsabile nazionale dei tecnici del pugilato professionistico. I suoi ricordi di Giacobbe sono tanti, 

Maurizio, da quanto tempo conosci Giacobbe Fragomeni?

"Io lo conosco da quanto ha iniziato a fare boxe, la nostra amicizia dura da tantissimi anni. Giacobbe ha iniziato 27 anni fa. Ha avuto una carriera molto intensa, anche se ha iniziato non prestissimo. Il primo anno andò bene, il secondo anno benissimo, è arrivato secondo ai Campionati italiani assoluti. Da lì divenne Campione d'Europa dei dilettanti, poi andò alle Olimpiadi di Sydney vinse la medaglia d'argento aveva 30 anni, 16 sedici anni fa. Poi passò professionista e da lì ha cominciato la sua carriera da pro, poi divenne campione del mondo, difese il titolo una volta e poi lo perse in Germania. Dopo quella sconfitta voleva smettere di fare boxe, si sentiva deluso. Siamo ripartiti insieme: dopo ha conquistato quattro titoli mondiali europei, continentali, siamo stati insieme fino a fine 2014. E' un'atleta meraviglioso, uno dei pochi a cui bisognava dire basta allenamenti, anche con i vari acciacchi che ha avuto. Il suo non era un pugilato sipraffino ma d'attacco. Non era molto alto per la sua categoria e ha dovuto sempre guadagnarsi la distanza". 

Maurizio Zennoni, al fianco di Fragomeni per anni e legato a lui da un'amicizia profonda, nel 2014 si è accorto che per il pugile della Boxe Parma, con alle spalle una grande ed intensa carriera, sarebbe stata l'ora di smettere con il ring, almeno con gli incontri ad alto livello, per dedicarsi ad altro

"E' una bravissima persona, un buono, forse anche troppo. Alla fine dell'europeo del 2014 gli ho detto: 'Devi fermarti, pugilisticamente" gli ho consigliato di fermarsi. Lui poi, consigliato da altra gente, ha continuato. Io so gli acciacchi che ha, va bene se si tratta di fare un match con 6 o 8 riprese ma non una presenza ad alti livelli che, per me, è un suicidio. Non voglio fare polemica ma dopo tutti i titoli che ha vinto ha fatto un match a Sorbolo in una fiera di paese".

Un ricordo particolare di Giacobbe che ti ricordi con affetto 

"Per me è un fratello, è un carissimo ragazzo, è una persona positiva, un esempio per i giovani. Il nostro mondo della boxe lo ha fatto vincere all'Isola dei Famosi, tutto il mondo della boxe italiana ha risposto positivamente e lo ha votato, siamo tutti felici e orgogliosi. Ora si tratta di monetizzare, speriamo che accetti il mio consiglio. Anche secondo Valerio, l'autore del libro 'Fino all'ultimo round' a lui decicato, a livello italiano ci sono giovani forti per lui e non potrebbe competere con dei ventenni professionisti di oggi". 

"Abbiamo vissuto come marito e moglie per anni, eravamo insieme più io e lui che noi due con le rispettive mogli. Prima di iniziare ad allenarci abbiamo ricostruito i rapporti con la figlia e con l'ex compagna. Sono un maestro, non un allenatore. Prima bisogna curare l'uomo e poi l'atleta. Eravamo diventati gli amici della Forestale del parco dei Centi Laghi, tanto che camminavamo lì anche con la neve. Nel nostro Appennino tutti lo amavano, per me era come un fratello e i primi momenti mangiava e dormiva da noi. Ma ora, dopo 27 anni di onorata carriera, il mio consiglio è di smettere con gli incontri ad alto livello". 


 

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