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Le scommesse di Buffon a Parma, il legale: "E' stata un'imboscata"

L'avvocato Marco Valerio Corini sul sospetto che il capitano della Nazionale avrebbe puntato un milione e mezzo di euro su scommesse vietate, utilizzando una ricevitoria di Parma. Il titolare è in vacanza a New York

Hanno sconvolto tutto il mondo del calcio le indiscrezioni uscite ieri che fanno sospettare che Gigi Buffon, il capitano della Nazionale, il campione del mondo nella magica notte di Berlino 2006, avrebbe puntato un milione e mezzo di euro su scommesse vietate, utilizzando una ricevitoria di Parma. Prove al momento non ce ne sono: ed infatti la Procura di Torino - che ha informato a dicembre i colleghi cremonesi degli accertamenti che stava conducendo - non l'ha iscritto nel registro degli indagati.

 Il sospetto che cade su Gigi Buffon il giorno dopo il suo attacco ai "blitz annunciati" ("un'imboscata", l'ha definita il suo legale), è di quelli che lasciano il segno: perché il portiere è l'idolo di milioni di ragazzini che sognano di diventare come lui. "Non è possibile escludere a priori - conclude la Guardia di finanza - che il soggetto segnalato abbia posto in essere un'intensa attività finanziaria legata al mondo delle scommesse sportive".

Massimo Alfieri, il titolare della ricevitoria di Parma che risulta il beneficiario di 14 assegni emessi nel 2010 dal conto corrente di Gigi Buffon per un valore totale di 1,5 milioni, è in vacanza a New York. A dirlo è sua madre che, contattata dall'ANSA, su un'eventuale amicizia con il capitano della Nazionale, ha risposto: "A me non risulta". La donna ha detto di non essere riuscita a chiamare il figlio sul cellulare e che in ogni caso è lui a gestire la tabaccheria.

"Gigi è amareggiato, perché è caduto in un'imboscata", ha riferito il suo avvocato Marco Valerio Corini. Il portiere era già passato per vicende simili. Nel 2006 fu ascoltato dal pm di Parma in pieno ritiro pre-Mondiali, per un'inchiesta su quattro broker e un'assegno di 10.000 euro uscito dal suo conto. La sua posizione fu archiviata, tanto dalla giustizia ordinaria che da quella sportiva. Per la quale il calciatore che scommette rischia due anni di squalifica. "Giocavo fino al 2005, ma solo su altri sport e sul calcio estero: quando poi fu vietato, smisi", disse allora il numero 1 della Juve e della nazionale. Discorso valido ancora oggi, cui si aggiungono le considerazioni amare che il calciatore ha sempre fatto a chi gli è vicino sull'argomento: se è lecito, potrò spendere i miei soldi come voglio?

 La polemica diventa anche politica, con l'intervento del Pdl, per bocca del suo portavoce Capezzone. "Non è la Finanza a lanciare il sospetto di scommesse, ma una banca - sottolinea l'avvocato Corini - Buffon non è indagato. Niente dice che il collegamento di denaro tra Gigi e un tabaccaio corrisponda a scommesse. Sono ipotesi senza fondamento".
 

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