Giovani Pd: "Il 17 novembre in corteo con gli studenti"

Comunicato di adesione dei giovani democratici alla manifestazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Quella del 17 novembre è ormai da tempo una data importante per gli studenti di tutto il mondo. Per certi aspetti è anche una data storica, poiché ricorda le vittime di edizioni che in un lontano passato sono state represse nel sangue, ma soprattutto è la data che richiama le generazioni del futuro per strada, ad urlare il proprio dissenso verso una società che proprio non sa ascoltare. Perché se ogni anno ci si ritrova quasi costretti a scendere in piazza per manifestare, vuol dire che c’è davvero qualcosa di sbagliato nel modo di ragionare di questo Paese, che chi dovrebbe continua a non ascoltare la voce di una quantità enorme di giovani impauriti da un futuro fatto di giganteschi punti interrogativi.
Ecco perché mobilitazioni studentesche si svolgeranno ovunque ed ecco perché noi Giovani Democratici parteciperemo in massa a quella che si svolgerà a Parma, per ribadire che le soluzioni ai problemi economici e sociali dell’Italia non possono che passare attraverso il sapere e la conoscenza. E non solo: saremo in piazza per ribadire che il diritto allo studio non va sacrificato in nessun modo, a maggior ragione in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando. La scuola italiana è stata stravolta da una politica di tagli, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: riduzione del tempo pieno nella scuola dell’obbligo e impossibilità di svolgere attività di laboratorio, riduzione del diritto allo studio a tutti ma in particolare agli studenti disabili, ridimensionamento di orari, di discipline, di sperimentazioni nelle scuole superiori, carenza di fondi per l’ordinario funzionamento delle scuole e per qualsiasi progetto didattico, riduzione di insegnanti e personale amministrativo. Fino a quando si continuerà a ritenere che il diritto allo studio sia una spesa da tagliare in un momento di crisi economica e non una risorsa? Siamo solo noi studenti a perderci o è tutta la società italiana a rimetterci?
Domande quasi retoriche ancora prive di risposte, mentre sicuro è il fatto che, come al solito, saremo noi giovani a pagarne le conseguenze, senza avere alcuna possibilità di difenderci. E come sempre saremo ancora noi a risentire dell'altissimo indice di disoccupazione, di un mercato del lavoro che condanna alla precarietà, di una scuola e di un'università rese più povere dagli atti del governo dimissionario. La Costituzione è dalla nostra e con l’articolo 34 afferma che tutti gli studenti “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ecco, sulla Carta è così, ma in pratica tutto diventa ogni giorno più difficile.

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