Veronica, Anastasia e Davide: tre parmigiani nella terra dei canguri

Partiti 3 mesi fa, i giovani ragazzi di Parma vivono a Melbourne e lavorano come camerieri per potersi pagare il viaggio. "Volevamo fare una esperienza di vita ma torneremo perché l'Italia è il paese più bello al mondo"

Sono partite con la voglia di crescere, ma torneranno perché “l’Italia è il paese più bello al mondo. Non ci credete? Provate a stare all’estero per più di un mese”. A parlare è Veronica Serati, 24 anni parmigiana ma domiciliata a Melbourne da tre mesi. Nella sua valigia, un diploma di perita agraria all’istituto F. Bocchialini e una laurea in Economia, cooperazione e sviluppo presso l’Università di Parma. “L’Australia era per me la metà più lontana che potessi immaginare, un luogo talmente giovane e sconosciuto che avrebbe capovolto il mio mondo”. Il suo e quello di altri. Veronica infatti non è da sola. Insieme a lei un’altra parmigiana Anastasia Fontanesi di 22 anni. Piccole donne ma già con le idee chiare.

Tutto è iniziato un pomeriggio di 2 anni fa – racconta Veronica - , in un parco vicino a via Montebello dove ci eravamo ritrovati per fare le solite chiacchiere tra amici. Si parlava della situazione italiana, della difficoltà per noi giovani di trovare un lavoro stabile e di fare piani concreti per il futuro. Le prospettive erano abbastanza deludenti”. La crisi infatti stava per bussare alle porte degli italiani e “così – spiega Veronica -, quasi per scherzo abbiamo iniziato a pensare a come sarebbe potuta essere la nostra vita dall’altra parte del mondo. Ogni giorno le idee prendevano una forma più chiara, fino a capire che non doveva per forza rimanere un sogno, ma il nostro piano poteva realizzarsi. Per noi sarebbe stato un modo per crescere e per capire cosa si vuole dalla vita. Per Davide invece, è stata un’occasione per un nuovo inizio”.

Ad accompagnare le due giovani parmigiane infatti anche Davide Bianchi, 24 anni nato a Parma con alle spalle un diploma di perito agrario e 5 anni da magazziniere in una concessionaria. “La partenza per l’Australia – spiega Anastasia - è stata pianificata precisamente al termine dei nostri studi universitari, fresche di laurea (per me e Veronica) e la chiusura dell’azienda dove lavorava Davide”.

Ed ecco che un giorno ti addormenti in Italia e il giorno dopo ti svegli a Melbourne a lavorare come cameriere o lavapiatti, con un salario decisamente fuori dai canoni italiani: “Lo stipendio di tutti e tre – spiega Veronica - è pari a 15 dollari netti all’ora, circa 12 euro. Grazie a questi lavoretti possiamo pagarci tutte le spese, in più riusciamo a mettere da parte una discreta somma per poter viaggiare senza problemi”. La loro avventura infatti non finisce a Melbourne: “A fine marzo – racconta Veronica – lasceremo la città per intraprendere un lungo viaggio di circa 11.000 km lungo tutto il paese. Siamo partiti insieme e puntiamo a rimanere almeno 6-7 mesi”.

Un progetto che fa invidia a chi li guarda dall’Italia anche se non è tutto oro quello che luccica: “Credo si debba fare un po’ di chiarezza sull’Australia che non è esattamente il paese dei balocchi - racconta Anastasia, diplomata al Marconi e con in tasca una laurea in Turismo, culture e territorio conseguita allo Iulm di Milano -. Non è la terra promessa, ma è una terra vuota. Riuscire a fare fortuna e vivere permanentemente qui, non è poi così facile, ma soprattutto è molto costoso. Molti ragazzi italiani vengono qui con una valigia piena di sogni, stanchi dell’Italia, per costruirsi una nuova vita, alcuni ci riescono, altri tornano sconfitti”.

Piccole donne ma con una maturità acquisita sul campo, una maturità che non si insegna nelle scuole: “Si discute molto tra italiani che migrano qui  - spiega Veronica - se sia giusto lasciare un paese alla deriva per iniziare in uno nuovo oppure rimanere nella propria terra, presi dalla paura. Non biasimo quelli che abbandonano l’Italia per sempre ma credo che la vera forza sia nel partire, apprendere le cose positive di un altro paese e tornare nel proprio e lottare per renderlo migliore. Questa è la cosa più difficile e ci vuole coraggio, ma ci credo fortemente”. Gli fa eco Anastasia: “Sono partita non tanto per la delusione della situazione politica e sociale italiana, quanto per l’amore per il viaggio, per la dinamicità, per arricchirsi, crescere e lasciarsi ispirare da una diversa cultura”.

Piccole donne con il vizio di viaggiare. Nate nel paese dei mammoni, loro invece la famiglia l’hanno lasciata: “ I miei genitori – racconta Anastasia – si sono rassegnati all’idea di avermi lontano. Avevo 16 anni quando sono partita per il Canada. Quel viaggio è durato solo 3 mesi ed ero ospitata in famiglia certo, però avevo appunto 16 anni. Ora che ne ho 22, pensare che rimarrò 6 -7 mesi in Australia è una passeggiata per loro”. Stesso discorso anche per Veronica: “I miei genitori pensavano fosse solo un’idea questo viaggio. Nel momento in cui hanno capito che questo viaggio si stava realizzando si sono arresi”.

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Piccole donne ma già “travel blogger”. Le due ragazze infatti gestiscono dei diari multimediali (www.atravelstale.com e www.wordpress.vupsidedown.com) dove annotano le loro “avventure/disavventure” personali. Diari che a breve si arricchiranno di ulteriori pagine visto il loro progetto di girare in lungo e in largo nella terra dei canguri. Un progetto coraggioso che le terrà lontane da Parma ancora per un po’. “Non sono partita con l’intento di vivere qui – conclude Veronica -. I miei sogni li voglio realizzare nel mio paese, dove ho le mie radici. La mia permanenza qui si fermerà ai 6 mesi, anche perché ho molti progetti in Italia da sviluppare”. Partire e poi ritornare. Anche per questo ci vuole coraggio.

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